CORRIERE DELLA SERA, 8 settembre
2007
Islam e il dialogo con i “buoni maestri”
Mi riferisco all’articolo di Dino
Messina, sul Corriere del 2 settembre: “Noi e l’Islam, il dialogo e i
cattivi maestri”, ripreso anche da Pierluigi Battista il 4 settembre, e vorrei
porre alcuni quesiti. Perché non dialogare anche con i “buoni maestri”
dell’Islam? Perché non considerare finalmente anche l’Islam come una religione,
o meglio come la terza rivelazione del monoteismo abramico che non esclude
l’ebraismo? Una religione che può dialogare anche con la politica, fosse anche
democratica, senza secolarizzarsi ma anche senza opporvisi, tramite delle
istituzioni sovranazionali quali possono essere l’Organizzazione della
conferenza degli Stati islamici, la sua emanazione per l’educazione, la scienza
e la cultura, l’Isesco di Rabat, che svolge in questi giorni con la Co.Re.Is.
(Comunità religiosa islamica) italiana una conferenza a Roma sul tema: “Le
Donne nella società multiculturale”. Oppure, in Francia, l’lnstitut des Hautes
etudes islamiques, che sta attuando con la moschea di Lione un importante
centro culturale per il dialogo e la cultura islamica, o infine un organismo
non confessionale, come la nuovissima Accademia l.S.A., lnter-religious studies
academy (info@accademiaisa.it).
E, invece, soltanto italiana è la
Co.Re.Is, con sede nazionale a Milano, il cui vicepresidente ha contribuito
alla stesura della Carta dei valori promossa dall’attuale ministro dell’Interno
Giuliano Amato, il quale vuole promuovere anche un albo degli imam accreditati
presso le nostre stesse istituzioni governative. Se questi non saranno “buoni
maestri”, non sono queste, almeno, “buone intenzioni” delle quali non è detto
che proprio tutte debbano essere destinate a lastricare l’inferno?
Abd al-Wahid
Pallavicini
Presidente
Co.Re. Is.
(Comunità
religiosa islamica) italiana