IL GIORNO, 10 dicembre 2007
“Difendo l’Islam accusato a causa di pochi
Insegnate il buon cuore a scuola e all’asilo”
Età media, 30-40 anni. Coloratissimi. Sorridenti e quieti. Espressione
gentile. Pronti all’applauso, ma anche alla sonora risata. È un pubblico di
festa quello degli oltre 9mila accorsi al PalaSharp, per l’ultima conferenza
del Dalai Lama, quella sulla Pace Interiore. E lui, soprannominato “oceano di
saggezza”, insegna subito che la conoscenza passa anche attraverso l’ironia.
Congedato il sindaco, comincia con il chiedere il permesso di mettersi un
cappello. Che poi è una specie di visiera da tennista, in tono con i colori
amaranto e arancio del vestito: “Adesso sì che vedo bene i vostri bei volti, la
troppa luce me lo impediva”. Poi parte la gag. “Qualcuno crede addirittura che
io abbia poteri miracolosi, di guarigione. Ho 72 anni e mi sento piuttosto
bene, sì. Ma la verità è che da un sacco di tempo ho un prurito alla schiena e
non sono mai riuscito a trovare qualcuno che me lo faccia passare. Anzi, se qui
in Italia c’é uno che ha un’idea...”. Il pubblico apprezza, ma lui torna in
tema. “La non violenza richiede due elementi: il buon cuore, ovvero la
compassione, e una visione olistica, allargata della realtà. Solo una mente
ottusa può pensare infatti di ottenere qualcosa, nel tempo, con la violenza.
Non lasciamoci influenzare dalle emozioni negative. Lo stato disturbato della
mente sorge dalle emozioni, non da circostanze esterne. Uno può essere
circondato da nemici, ma se è quieto dentro, sta tranquillo. Eliminiamo la
tendenza alla rabbia e all’intolleranza, le asperità della mente, e ne
guadagneremo tutti”.
A proposito di disarmo, aggiunge poi che “se il terrore
dell’olocausto atomico pare scongiurato, bisogna comunque eliminare le armi
nucleari e biologiche. La mia utopia è un mondo del tutto privo di armi - e giù
applausi a dirotto - Ma come ottenere il disarmo in concreto? Unendo le forze.
Gli eserciti. Sogno per esempio la sede della Nato a Mosca e l’alleanza tra
Cina e India, per scongiurare ogni conflitto”.
Ma la perla della giornata è sulle religioni. “Sono felice
di vedere un nostro fratello musulmano”, dice rivolto all’imam di via Meda, Abd
Al-Wahid Pallavicini, in prima fila, con il quale alla fine si scambierà dei
doni sul palco. “Noi dobbiamo costruire il secolo del dialogo. Molti conflitti
sono oggi imputati alle fedi religiose, ma dietro c’è spesso solo la politica.
Dobbiamo promuovere gli incontri interreligiosi. Dopo l’11 settembre si è
additato l’Islam come causa di ogni male. Ma perché il comportamento di alcuni
deve far incolpare un popolo? Anche ai suoi tempi, Buddha aveva attorno qualche
malvagio”.
Infine la compassione: “Non è un elemento solo religioso.
Ce lo insegna già la madre, insieme all’amore disinteressato. E senza alcuna
forma di indottrinamento. Anche gli animali, quando crescono senza madre, sono
tristi. Insegniamo il buon cuore alle basi della società, negli asili e nelle
scuole. Attraverso un metodo laico, come fece Gandhi in India. Questa è la base
per un futuro migliore”.