CORRIERE DELLA SERA, 4 febbraio
2008
Rendiamo nota la versione integrale della lettera che è stata
pubblicata oggi nella rubrica Interventi e Repliche del Corriere
della Sera (4 febbraio 2008) a pag. 33
con il titolo “Lo sviluppo dell’Islam Italiano”.
Quali potranno essere i rappresentanti dell’Islam in Italia?
Quanto potranno essere autonomi dalle politiche dei paesi stranieri?
In quale contesto si potrà realizzare un islam italiano?
Dopo la vicenda
della mancata visita dell’imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga,
motivata con giustificazioni burocratico-organizzative che preferisco astenermi
dal commentare, non posso esimermi dall’esprimere il dissenso nei confronti di
chi, come presunto intellettuale musulmano europeo, invita la Fiera
Internazionale del Libro di Torino a rinunciare ad ospitare lo Stato d’Israele.
Il congelamento
della Consulta per l’Islam Italiano a seguito delle incompatibili e reiterate
esternazioni dell’UCOII contro Israele ha da tempo spinto alcuni consiglieri
musulmani più qualificati ed affidabili del Ministro dell’Interno a studiare e
costruire insieme le basi per assumere una iniziativa condivisa e responsabile
che sappia favorire e orientare ben diversamente lo sviluppo sereno dell’Islam
Italiano.
L’esperienza della
Carta dei Valori della Cittadinanza e dell’Integrazione che proprio la
CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana intende presentare a Torino
l’11 febbraio in collaborazione con l’UMI, l’Unione dei Musulmani in Italia
presieduta da Abd al-Aziz Khunati, con la partecipazione delle istituzioni
locali e di intellettuali come Younis Tawfiq e il sostegno di parlamentari come
Khaled Fouad Allam, contribuisce a creare le condizioni per un confronto tra
laici e religiosi, immigrati e autoctoni, che siano chiaramente distinti da
radicalismi o da collusioni di politica estera.
La base per una
autentica rappresentanza qualificata dell’Islam Italiano potrà nascere
solamente dal dialogo rispettoso del pluralismo delle sensibilità spirituali e
dottrinali tra i musulmani che partecipano attivamente alla società civile
italiana nella costituzione di una piattaforma che veda coinvolte quelle
personalità, associazioni e reti di moschee che sappiano garantire il rispetto
dei principi e dei valori della società occidentale, una formazione dei
predicatori in sintonia con il carattere di religiosità che tutte le altre
confessioni in Europa testimoniano con saggezza e sapienza tradizionale e una
gestione trasparente dei luoghi di culto scevra dai particolarismi nazionali,
settari, o ideologico-integralisti.
Occorre ripartire
prendendo ciò che c’era di buono nel progetto iniziale e nell’esperienza della
Consulta per l’Islam Italiano per verificare la possibilità di una convergenza
di prospettive già molto solida tra i rappresentanti dell’Associazione delle
Donne Marocchine, della comunità pakistana, della CO.RE.IS. Italiana e di molti
altri che a titolo personale o professionale, nell’ambito del sindacato, della
mediazione scolastica, della comunicazione, dell’assistenza sociale, in tutte
le Regioni d’Italia, possono far maturare una iniziativa concreta utile a
costituire un punto di riferimento ufficiale e affidabile dell’Islam presente
sul territorio nazionale.
Spetterà poi alle
Istituzioni condividere secondo il proprio ruolo la responsabilità politica di
tutelare e riconoscere in questa piattaforma la risposta migliore
all’estremismo o alle ingerenze straniere e sostenere un modello di
integrazione che potrà essere significativo anche per le altre Nazioni d’Europa
e sicuramente valido per la coesione sociale, l’integrazione degli immigrati
musulmani onesti e il dialogo tra le civiltà e i fedeli ebrei, cristiani e
musulmani.
Sulla base di
questa piattaforma, sarà ancora più chiaro che la visita a una Sinagoga da
parte di una delegazione musulmana non è una condizione al dialogo ma la sua
naturale conseguenza, come abbiamo dimostrato a Milano incontrando i fratelli
ebrei presso la loro Sinagoga, visita che ci è stata ricambiata presso la
nostra moschea al-Wahid, avviando così una collaborazione con
l’Assemblea Rabbinica d’Italia per un ciclo di incontri intitolato “Imam e
Rabbini” in diverse città italiane, previsti in febbraio proprio a Torino e
anche a Genova. Un confronto tra persone di fedi e culture diverse, ma di vera
fede e di vera cultura.
Di Abd al-Sabur
Turrini, Direttore Generale CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana