LIBERO, 4 aprile 2008

 

Ecco perché mi sono convertito all’islam

 

Risposta a Magdi Allam

 

Caro Magdi, nella nostra comunanza di uomini convertiti dalla loro religione d’origine, mi permetto di rispondere alla Sua ultima lettera al Direttore che, non accomunandosi a una delle nostre fedi, potrebbe fungere da giudice imparziale fra noi due.

Naturalmente, ciò che ci distingue è il fatto che, mentre Lei si è convertito dall’Islam al Cristianesimo, io invece mi sono convertito, e non da oggi, dal Cristianesimo all’Islam in tempi al di sopra di ogni sospetto.

La vera differenza, però, sta nel fatto che, mentre, a Suo dire, la Sua conversione si basa sul convincimento che l’Islam è una fede negativa, io sono invece convinto che il Cristianesimo, al pari dell’Ebraismo, sia una rivelazione salvifica provvidenzialmente trasmessaci dall’Unico Dio di Abramo.

“Perchè allora convertirsi dal Cristianesimo all’Islam?”, Lei avrebbe il diritto di chiedermi. Non mi soffermerò sull’argomento della successione temporale delle rivelazioni abramico-monoteistiche, cosa che permetterebbe, a chi aderisce a una fede posteriore, di non rinnegare i dogmi contenuti in quella d’origine, ma mi limiterò a citare l’assioma “le vie del Signore sono infinite” quante sono le creature che ne accettano l’Onnipotenza.

Del resto, mi sembra di capire che non sono certo le argomentazioni teologiche ad aver motivato la Sua conversione, ma solo l’attaccamento a quei “principi inalienabili e inviolabili”, elencati nel Suo scritto, che sarebbero comuni a un Cristianesimo che Lei vorrebbe “laico”, come “laico” era l’Islam dal quale Lei proviene.

La Sua accettazione di quelli che Lei chiama “i sacramenti di iniziazione al Cristianesimo” ci fa presagire che si prospetti in futuro la possibilità di una “storica”, “scientifica”, “etica”, “libera”, “ragionevole”, “umanitaria”, “orgogliosa”, “laica”, ordinazione sacerdotale!

E’ Dio, è il Sacro a non trovare spazio nelle Sue pagine, e i musulmani che Lei presumeva fossero moderati non sono tali, come Lei forse avrebbe voluto, perché hanno rinnegato l’integrità della loro fede e la conseguente pratica rituale, ma proprio perché sanno conciliare la propria appartenenza confessionale con quella dei loro fratelli di fedi diverse, siano questi veramente sacerdoti o veramente laici, e anche con coloro che non ne abbiano alcuna.

Ciò corrisponde a quanto viene espresso nel Sacro Corano dalle parole: “Non vi è coercizione nella religione”. Mentre, se Lei ritiene che qualcosa possa essere affermato “a prescindere da ciò che dice o non dice il Corano”, non dovremmo forse temere che “le cose che Lei ha sempre detto da lunghi anni” e che non sono mutate con la Sua conversione, potrebbero presto, se non “dettare la linea al Papa”, giungere a difendere i Suoi “principi inalienabili e inviolabili” anche contro ciò che affermano la Torah e gli stessi Vangeli?

 

Shaykh ‘Abd al Wahid Pallavicini

Presidente CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) ITALIANA