L’Islam per Giuliana. Parla la comunità italiana

 

tratto da Liberazione dell’8/02/2005

intervista di Guido Caldiron

 

“Come musulmano e come esponente della CO.RE.IS. desidero esprimere la nostra più sentita solidarietà a Giuliana Sgrena – è la risposta di Yahya Sergio Yahe Pallavicini. Ci troviamo di fronte a un nuovo crimine perpetrato senza nessuna legittimazione, né di carattere politico né tantomeno religioso. Come abbiamo già cercato di fare in occasione di altri sequestri compiuti in Iraq, abbiamo subito attivato i nostri canali e contatti soprattutto con i sapienti musulmani di quel paese, che abbiamo avuto occasione di conoscere direttamente, per cercare di favorire la liberazione rapida di Giuliana e il suo ritorno in Italia.

Si tratta di un atto criminale perpetrato nei confronti di una donna particolarmente sensibile ai bisogni del popolo iracheno.

 

 

Iraq: Imam Pallavicini, sequestro Vescovo atto lontano dai princìpi dell’Islam

 

Milano, 18 gen. 2005 -(Aki) - La liberazione del vescovo di Mosul, monsignor Basile Georges Casmoussa, non placa l'indignazione degli esponenti della comunita' musulmana in Italia. "Questo rapimento è un atto vergognoso lontano da qualsiasi principio islamico": cosi' l'Imam Yahyia Pallavicini, interpellato da AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL commenta il sequestro dell'esponente della comunità siro-cattolica. "Si tratta di un fatto di una gravità inaudita - ha affermato - perché attenta alla vita non solo di un uomo ma addirittura di un religioso. Va rispettata ogni vita umana senza fare differenze di religioni o di etnie, anche se da musulmano, quando vedo che viene rapito un uomo cristiano, nei confronti del quale noi siamo fratelli, resto esterrefatto". La liberazione del vescovo non sembra essere stata accompagnata dal pagamento di alcuna somma: ma se il sequestro ''venisse legato ad un riscatto economico - spiega l'esponente della Comunità Religiosa islamica italiana (Coreis) - si tratterebbe certamente di una cosa di una bassezza incredibile che non trova giustificazione alcuna nell'Islam. Queste persone agiscono per conto di interessi diversi da quelli della religione. Si tratta di criminali comuni". Pallavicini, che ha partecipato lo scorso 6 gennaio come rappresentante dell'islam italiano al vertice di dialogo interreligioso che si è tenuto a Bruxelles, racconta di aver parlato a lungo con un prelato iracheno che ha descritto la situazione nel paese come molto complicata. "Dalla testimonianza di quell'uomo di fede iracheno - conclude -, mi rendo conto che l'occidente difficilmente possa riuscire a comprendere le vere difficoltà che sta attraversando quel paese".

 

 

Iraq: Ferrero, per Islam rapimento donne è crimine contro la dignità

 

Milano, 9 set. 2004 - (Aki) -IlhamAllah Ferrero, Segretario della Co.re.is (Comunita' Religiosa Islamica d'Italia), si unisce ''come donna e come musulmana'' alla condanna unanime da parte delle Istituzioni, della societa' e dei musulmani italiani degli atti violenti che hanno portato al sequestro delle due operatrici umanitarie in Iraq, Simona Torretta e Simona Pari. L'esponente della comunita' musulmana femminile in Italia ricorda quindi come il rapimento ''non e' islamico'', perche' nell'Islam la ''donna e' tutelata''. ''Temete Dio per quanto riguarda le donne perche' le avete avute in custodia da lui'': sono queste, secondo quanto dichiara la Ferrero all'AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, le parole pronunciate dal Profeta Maometto prima di morire che piu' di altre spiegano il concetto di 'rispetto della donna' secondo il mondo musulmano. Come atto violento, il rapimento delle due italiane, quindi, va interpretato come un ''doppio errore'', continua la Ferrero, un crimine ''contro la dignita' delle donne e contro l'umanita'''. Ma come si puo' combattere questo tipo di atti, e le pericolose generalizzazioni che ne potrebbero derivare? In Italia, ora, e' importante proiettare ''un'immagine dell'Islam moderato'' per poi puntare all'''unita''' della societa' civile: un concetto che supera possibili differenze di ''religione o sesso''. Per la Ferrero, quindi, non bisogna piu' associare il termine ''terrorismo'' all'Islam: certi atti non possono essere associati a una religione, soprattutto quando viene utilizzata come alibi per uccidere gli innocenti.

 

 

Iraq: Coreis su ostaggi, vittoria dell’Islam moderato

 

Roma, 10 giu. 2004 - (Aki) - Una vittoria delle istituzioni italiane, certo. Ma anche una vittoria di “quell’Islam moderato che ha agito per la liberazione degli ostaggi”. È così che Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), commenta la liberazione dei tre ostaggi italiani, dal 13 aprile in mano ai rapitori in Iraq. “Sia lode a Dio - dice all’ADNKRONOS INTERNATIONAL (AKI) - Complimenti alle istituzioni per il ritorno in vita dei tre ostaggi, nel ricordo di quello ucciso”. Non solo. “Per noi è anche una vittoria dell’Islam - aggiunge Pallavicini - perchè, in realtà, temevamo che si diffondesse una pur legittima islamofobia, anche nei confronti dei musulmani che vivono in Italia”.

Con la liberazione di Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, ora, si assiste quindi a “una sconfitta dei criminali islamisti” e a una “vittoria dell’autenticità religiosa dell’Islam” con la conseguente “legittimazione di quell’Islam moderato che si è mosso accanto alle istituzioni diplomatiche per risolvere al meglio la situazione”.

 

 

Iraq: Pallavicini, mondo islamico aumenti sensibilità su ostaggi

 

Il Cairo, 29 apr. 2004 – (Aki) – Aumentare la sensibilità del mondo delle istituzioni islamiche sulla sorte dei tre ostaggi italiani in Iraq. E’ un lavoro politico e diplomatico quello che, da giorni, Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.), sta svolgendo a Il Cairo. Giunto in Egitto per partecipare alla sedicesima edizione della ‘Conferenza islamica internazionale’, dove presenterà la minoranza musulmana in Italia, Pallavicini chiederà oggi pubblicamente che vengano “tutelate tutte le minoranze, religiose o politiche che siano”. Il riferimento, nel giorno in cui a Roma il popolo della pace scende in piazza per chiedere la liberazione di Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, va proprio ai nostri tre connazionali in mano alle ‘Brigate Verdi di Maometto’. “Da italiano – spega all’ADNKRONOS INTERNATIONAL (AKI) – chiedo maggiore sensibilità al mondo istituzionale islamico per prevenire situazioni simili a quelle che stanno coinvolgendo tre nostri connazionali in Iraq”. Rappresentante politico, oltre che religioso, prima di partire per Il Cairo Pallavicini ha avuto consultazioni con uomini della Farnesina e, una volta giunto in Egitto, ha alternato i colloqui con i rappresentanti islamici con visite all’ambasciata italiana. “Il mio obiettivo – chiarisce a margine dell’incontro a cui partecipano rappresentanti di 71 Paesi – è quello di chiedere il sostegno e la solidarietà del mondo islamico contro ogni intolleranza nei confronti di tutte le minoranze, a qualsiasi gruppo, potere politico o religioso appartengano.

 

Nell’obiettivo di costruire “un futuro più tollerante e rispettoso”, Pallavicini presenterà oggi al Cairo anche un progetto triennale Euro-Mediterraneo mirato ad avviare “azioni concrete e costruttive contro l’islamofobia”. Un elemento, questo, che costituisce solo il principio di un percorso mirato a contrastare qualsiasi forma di intolleranza nei confronti di tutte le minoranze. “Siamo convinti che l’ignoranza provochi intolleranza – spiega l’imam italiano, autore de ‘L’islam in Europa’ (edito da Il Saggiatore) – ed è per questo che intendiamo agire sulla cultura e l’educazione favorendo scambi di giovani leader politici, religiosi o culturali tra i Paesi dell’Unione europea e quelli del Mediterraneo”. Il progetto, già illustrato alle istituzioni europee e alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, prevede tra l’altro, la formazione di un Istituto per la formazione e la ricerca euromediterranea, con sede a Milano. “Vogliamo creare una rete di contatti – prosegue Pallavicini – e avviare corsi per promuovere la conoscenza e il dialogo”. Obiettivo, ultimo, è di creare le condizioni perché siano “tutelate tutte le minoranze nel mondo, i musulmani in Occidente come i cristiani nei paesi a maggioranza islamica”.