Dio
benedica S.S. Papa Giovanni Paolo II
Ultimo
saluto dei musulmani d’Italia
Milano,
2 Aprile 2005 - L’ultima immagine che rimane nei nostri occhi di Papa Giovanni Paolo
II è quella del suo saluto in occasione della Pasqua celebrata dai cristiani
cattolici.
Ciò che ha più
colpito l’opinione pubblica, anche di noi musulmani, è stato lo sforzo ripetuto
con il quale ha voluto rendere visibile e comunicare, se non il suono della
voce, la “presenza incommensurabile” di una parola, di un gesto, di una
benedizione come segno evidente di conforto spirituale e di Pace.
Questa immagine
rappresenta proprio la testimonianza di chi ha saputo incarnare la funzione di
autorità spirituale della massima istituzione del cristianesimo cattolico con
fede e carità autentiche: fede nell’Onnipotente e carità verso il prossimo.
Solo uno sforzo
sovraindividuale e una sensibilità veramente tesa all’universalità dell’umanità
intera hanno permesso a Papa Giovanni Paolo II di svolgere, in modo
straordinario, il suo compito sacrale di pontefice e guidare i propri fedeli, e
dare l’esempio anche a tutti noi, verso quella pratica della religione vissuta
con profondità e naturalezza.
Il suo ecumenismo
ha promosso fatti concreti come lo storico primo incontro interreligioso di
Assisi o i suoi numerosi viaggi nel mondo compresi Paesi a maggioranza
islamica, come il Regno del Marocco o la Siria, avvicinando popoli, culture,
civiltà e credenti senza mai dare adito a confusioni o sincretismi.
La sua attenzione
per i giovani e le esigenze di rinnovare l’approccio al sacro hanno contribuito
a favorire una lettura intellettualmente aperta e onesta allo studio delle
dottrine religiose superando alcuni vecchi schemi teologici o filosofici che
rischiavano di velare la comprensione della realtà dello spirito.
Ora, dopo 27 anni di pontificato, la speranza di noi musulmani italiani è quella di continuare a collaborare e sviluppare questa qualificata cultura del dialogo e della pace, senza strumentalizzazioni demagogiche, e arginare così i pericoli che possono sorgere da quelle correnti che vorrebbero condizionare la Chiesa sulla base di un ideale esclusivista e formalista troppo simile alle derive del fondamentalismo islamista.
Yahya Sergio Yahe Pallavicini
Papa: in tre moschee italiane domani si prega per lui
Roma, 3 feb. -
(Aki) - Anche in una delle moschee di Milano domani si pregherà per la
guarigione del Papa: la moschea Al-Wahid di via Meda, gestita dalla Comunità
Religiosa islamica (Coreis) farà infatti riferimento al Santo Padre nel corso
della preghiera comunitaria del venerdì, chiedendo ad Allah un veloce ritorno
di Giovanni Paolo II tra i suoi fedeli. ''Domani ci raccoglieremo per dedicare
un momento di vicinanza e di preghiera alla massima autorità della Chiesa
Cattolica – ha detto l'imam Yahya Pallavicini ad AKI–ADNKRONOS INTERNATIONAL -.
Durante la preghiera, dedicheremo un momento di riflessione e sostegno a chi
riconosciamo come una figura di grande autorità spirituale e anche di grande
sensibilità. Ha promosso un vero dialogo interreligioso, partendo dal primo
incontro di Assisi fino ad oggi''.
Pallavicini è impegnato proprio in queste settimane nell'organizzazione di un seminario di dialogo tra fedi diverse a Torino. ''Nel corso di una conferenza sul dialogo interreligioso tenuta ieri con il presidente della commissione della Curia di Torino e con il rabbino capo della città - ha spiegato l'imam -, abbiamo concluso la discussione con un augurio di pronta guarigione al Papa. Si è trattato di un momento molto toccante e significativo perché oltre a confrontarci e dialogare tra fedeli di diverse religioni, abbiamo voluto parlare di questa figura che per decenni ha contributo alla convergenza spirituale della storia delle generazioni contemporanee''.
Papa Wojtyla 25 anni di storia “Aperto
all’Islam”
La figura di Giovanni Paolo II, da sola, sembra
sostenere quasi per intero il peso da parte cristiana del dialogo con l’Islam,
il quale per altri versi procede con alterne vicende. Gli interventi e i viaggi
del Santo Padre hanno notevolmente contribuito a riaprire e riequilibrare una
difficile situazione venutasi a creare negli ultimi decenni, allorquando si è
progressivamente manifestata una decisa chiusura nei confronti delle altre civiltà
e religioni, quella islamica in particolare, arrivando a prospettare uno
scontro su scala planetaria con l’Occidente, arbitrariamente identificato con
il Cristianesimo. Proprio quando l’ideologia dello scontro sembrava avere la
meglio, l’attuale Pontefice ha ricordato che per i veri religiosi il “male” non
risiede negli “altri”, tanto meno nelle altre religioni, ma piuttosto in quel
materialismo e in quella secolarizzazione diffusi ormai ovunque. Egli ha avuto
il coraggio di denunciare i limiti e i pericoli totalitari che risiedono nella
ragione illuminista e ha contribuito in maniera determinante a una
rivalutazione del Medioevo. epoca durante la quale i rapporti tra Cristianesimo
e Islam hanno conosciuto una stagione particolarmente felice: basti pensare
alla Andalusia spagnola e alla Sicilia islamo-normanna, centri di una fioritura
intellettuale che ha portato alla nascita delle stesse università europee.
È singolare, ricordando il Medioevo, che quel
tale Gerberto di Aurillac, ventenne “discepolo dei musulmani” nel 967 in
Spagna, sarebbe divenuto Papa Silvestro 11, tra lo stupore di molti suoi
contemporanei, il Papa dell’anno 1000 dopo Cristo e il precursore di quello che
gli storici chiamano, a ragione, il “Rinascimento del XII secolo”. Mille anni dopo,
anche Giovanni Paolo II cominciava molto presto il suo personale dialogo con
l’Islam, testimoniando nel 1985 alla folla dei giovani musulmani riuniti a
Casablanca la comune fede divina: “Abramo costituisce un modello comune della
fede in Dio (...) Crediamo nello stesso Dio!”.
Appena un anno più tardi, il Papa accoglieva ad
Assisi i rappresentanti di tutte le religioni e pochi mesi dopo ricordava ai
vescovi venuti a Roma dal Nord dell’Africa di evitare il “proselitismo”
(intimamente legato al “colonialismo”), che né gli ebrei, né i musulmani
possono del tutto accettare. Poi, ancora, molti viaggi e innumerevoli incontri,
anche con musulmani, sovente fuori dall’Italia e dall’Europa, culminati nel
1991 con la visita alla moschea di Damasco, durante la quale il Papa evocava le
parole del santo Corano su Maria, “eletta tra le donne del mondo”, e su
Sayyidna ‘Isa. “nostro Signore Gesù”.
Come le grandi personalità dell’Islam, la figura
del Santo Padre sembra trovare la sua forza nella continuità di una tradizione religiosa
rinnovata dallo Spirito, prendendo le distanze sia dal “tradizionalismo”, che
vorrebbe strumentalizzare le religioni in senso esclusivistico, sia dal
“modernismo” ecumenico, che si traduce in un “parlamento” delle religioni, da
unire sul piano sentimentale e umano, nella dimenticanza di Dio.
IL SOLE 24 ORE, 14 ottobre 2003
Ahmad ‘Abd al-Walyy Vincenzo
Responsabile culturale e giuridico della CO.RE.IS.
(Comunità religiosa islamica) Italiana