Le radici dell’Europa
La riflessione sulle radici dell’Europa, sui rapporti tra
Islam e Occidente e tra Islam e Cristianesimo, ha caratterizzato recentemente
molti dibattiti, sia a livello politico sia religioso.
Prendendo spunto dal libro di Marcello Pera e Joseph
Ratzinger, Senza Radici, Europa, Relativismo, Cristianesimo, Islam (Mondadori,
2004) vorremmo riaffermare i valori sacrali e
spirituali, che sono alla base di ogni vera civiltà.
Non si
tratta, infatti, di porre a confronto la civiltà occidentale e l’Islam, ma di sottolineare quei principi veramente «universali» che sono
la sorgente dei valori civili, sociali, politici, culturali, premesse per una
convivenza pacifica fra i popoli.
Siamo vicini al Presidente Marcello Pera quando sottolinea l’importanza di ricollegare l’Europa a valori
religiosi, come quelli cristiani, e di considerare il nichilismo e il
relativismo una minaccia per l’affermazione e la ricerca della verità, e siamo
altrettanto d’accordo con il Cardinale Joseph Ratzinger nel ribadire il
carattere confessionale del Cristianesimo, che non può essere sminuito al
livello convenzionale di generici e diffusi «valori cristiani».
La civiltà non si identifica,
infatti, con le correnti filosofiche e le tendenze ideologiche che la
attraversano o che sembrano averla caratterizzata nel tempo. Il suo carattere
deriva invece proprio dall’irradiamento diretto della «presenza» spirituale e
sacrale che è all’origine della creazione dell’uomo e del mondo.
Il fondamento delle vere civiltà risiede pertanto nella
Rivelazione, nell’irruzione del divino nel mondo, lo stesso principio che ha
creato l’uomo «a Sua immagine e somiglianza», o «secondo la Sua forma» - come
riporta la tradizione islamica - rendendolo un ricettacolo intellettuale degli
«archetipi» e dei valori universali di «verità», di «giustizia» e di «pace»,
che costituiscono la finalità conoscitiva dell’uomo.
Solo
partendo dalla dimensione universale di questi valori si può giungere alla loro
efficace applicazione nel mondo: «democrazia», «diritti dell’uomo», «libero
sviluppo» o «libero mercato» non possono, infatti, rappresentare in sé stessi quei valori e quegli archetipi universali, di cui non
sono altro che i riflessi, a volte deformati.
Non si
può pertanto sfuggire al nichilismo sposando la causa di principi «monchi»,
divelti dalla realtà sacrale da cui derivano e a cui possono essere
contrapposte altre ideologie od opinioni, le quali si pongono sullo stesso
piano orizzontale, conducendo all’assolutismo ideologico o al relativismo
esistenziale.
Vi è
una prospettiva in virtù della quale, grazie al riconoscimento dell’unicità
della Verità, cioè di Dio, si aderisce alla verità di
una religione e si riconosce nel contempo che Dio nella Sua onnipotenza ha
potuto rivelarsi agli uomini anche nelle altre due forme confessionali del
Monoteismo abramico.
Questo
non è relativismo, né tanto meno un atteggiamento che può sfociare in una
«tolleranza» aperta a ogni forma di dialogo con le
altre confessioni, solo perché non si crede in nessuna di esse; si tratta
invece della base per un effettivo dialogo improntato al riconoscimento delle
altre fedi ortodosse, di quelle che partecipano cioè degli stessi principi
universali.
Il vero dialogo tra religiosi non scaturisce né da una
prospettiva relativistica, dove tutto si equivale sul piano di un umanesimo
uniformante, che non riconosce alcuna verità o che cancella le differenze
qualitative tra Verità rivelate e opinioni umane, né da un’esclusivismo
confessionale.
Qual’ è dunque la ricaduta che tutto
questo può comportare per il mondo civile?
La realizzazione della sacralità
dell’esistenza è per i credenti qualcosa da attuare in questo mondo, non
nell’«altro mondo», nel quale essi credono e per il quale agiscono. Se solo si
permettesse all’espressione dei valori sacrali – non identificati con una sola
confessione religiosa - di diventare una componente
della civiltà occidentale, si aprirebbe un terreno comune sia a laici sia ai
religiosi che non priverebbe nessuno della sua libertà.
Oggi che il dialogo con l’Islam non riguarda più solo le
altre religioni, ma anche i rapporti con il mondo civile e le istituzioni,
pensiamo che la presenza in Occidente di musulmani italiani, o europei, possa
contribuire a istituire un dialogo serio e
costruttivo, come è avvenuto per la delegazione di musulmani moderati italiani,
ricevuta in Senato dal Presidente Marcello Pera, e tra i quali era presente il
nostro vice-presidente Yahya Sergio Yahe Pallavicini, o come è già avvenuto in
questo stesso mese a Bruxelles, nel primo Congresso mondiale di «Imam e Rabbini
per la Pace» al quale ho personalmente partecipato.
Se l’Occidente non può più essere identificato con una
religione unica e universale a cui tutti dovrebbero prima o
poi conformarsi, allora potrà essere proprio una minoranza di musulmani
europei a favorire l’integrazione tra società civile e valori spirituali, in
modo da superare l’ostacolo dell’esclusivismo religioso, del fondamentalismo
laico, così come di quello islamico, dando risalto a quei principi universali,
che non sono né orientali né occidentali, ma sono trascendenti.
In conclusione, al Presidente Marcello Pera vogliamo dire che se, come egli stesso afferma: «soffia
sull’Europa un brutto vento», non vogliamo illuderci e aspettare che: «i guai
passino da soli», senza unire gli sforzi, dei musulmani, dei cristiani, degli
ebrei e dei laici, per consolidare quei valori civili che sono l’espressione
applicata dei principi spirituali.
Al Cardinale Joseph Ratzinger, ugualmente, suggeriamo che,
se: «l’Occidente non ama più se stesso», forse sta a noi religiosi di ritrovare
una sintonia spirituale, che esula da qualsiasi sincretismo, come da qualsiasi
esclusivismo confessionale e che, sulla base di un
reciproco riconoscimento, concorra a perseguire conoscenza, giustizia e pace,
poiché è sicuramente «universale» e non relativistico, ribadire che «vincit omnia veritas».
‘Abd al-Sabur Gianenrico Turrini
Direttore Generale
CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana