Lettera indirizzata alla rubrica
di Paolo Mieli
sul “Corriere
della Sera”
Roma, 24 novembre 2004
Caro Mieli,
voglio essere d’accordo con Daniel
Gold che nella sua lettera intitolata “Musulmani moderati” respinge
l’interpretazione di chi sostiene che la causa dell’omertà nel denunciare gli
estremisti dipenda dalla frustrazione nel vedere la propria “complessa realtà
storica…relegata ai margini della storia”, in quanto l’Islam non è solo storia,
ma anche civiltà, quelle che quando sono vere non si scontrano.
Posso ancora essere d’accordo con
lui nel pensare che per alcuni il movente della mancata denuncia sia la grande paura della ritorsione, ma vorrei aggiungere che c’è
anche chi “moderato” non perché tiepido nella propria fede, ma perché convinto
della verità che vi si rivela, come si rivela in altre religioni, non
identifica i crimini con l’appartenenza confessionale, né la sua né quella di altri,
e non è pertanto portato a giustificarsi, né a denunciare i presunti
correligionari, mentre fra coloro che lo fanno,e ce ne sono, anche se non
sempre conosciuti, c’è forse chi ha la coda di paglia.
‘Abd
al Wahid Pallavicini,
Presidente CO.RE.IS.
(Comunità Religiosa Islamica) ITALIANA