IDENTITÀ E DIFFERENZE
Shaykh’ Abd al Wahid Pallavicini
Noi vorremmo essere di quelli che invece di parlare intorno alle
cose buone preferiscono farle. Pertanto, anche qui oggi, anziché parlare ancora
una volta intorno all’educazione, preferiremmo metterla in atto, iniziando
dall’educare, o meglio dal rieducare, circa quei principi fondamentali
dell’ontologia umana e della costituzione originaria dell’uomo che, seppure ben
conosciuti da chiunque conservi ancora "il ben dell’intelletto",
sembrano quasi dimenticati da chi si lascia condizionare dalle moderne
concezioni ispirate all’attuale globalizzazione del mondo.
Come religiosi, ci è pertanto necessario rifarci alle Sacre
Scritture, sforzandoci di mettere da parte tutte quelle sovrastrutture mentali
e incrostazioni culturali venute ad offuscare la trasparenza verso la verità
originaria. Le Sacre Scritture costituiscono infatti per noi l’unica vera base
su cui fondare una corretta educazione. Per noi esse provengono da Dio, e non
possono essere accostate da modalità di interpretazione che mettano in
discussione questo principio fondamentale.
Secondo le Sacre Scritture delle rivelazioni proprie al monoteismo
abramico, l’uomo è "fatto a immagine e somiglianza di Dio" e, come
dice una tradizione profetica, "secondo la Sua forma". In Dio l’uomo
ha dunque la propria "suprema identità", e non nella propria
individualità contingente ed effimera, ed è l’effettiva presa di coscienza di
questa "identità" già in vita a costituire la vera realizzazione
spirituale e la ragion d’essere delle varie religioni e dell’esistenza
dell’uomo su questa terra.
Dio è Uno, e pertanto lo stesso e identico, non solo nelle
rivelazioni abramiche - Ebraismo, Cristianesimo e Islam -, ma in tutte le
religioni ortodosse dall’inizio della Creazione, dall’apparire sulla terra del
primo uomo, Adamo, che è, per il Sacro Corano, il primo Profeta islamico, al
quale sono seguiti Noè, lo stesso Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad, Sigillo dei
Profeti, dopo il quale resta solo l’attesa della seconda venuta del Cristo,
(alayhissalam).
Se Dio è Uno, Allah non è un Dio arabo, come ancora purtroppo
pensano alcuni, ma parola araba per dire "Iddio", contrazione delle
parole al, il nostro articolo "il", e ilaha, che vuol dire
"Dio", così che la testimonianza di fede islamica afferma: la ilaha
illa Allah, "Non vi è Dio se non Iddio". Noi siamo infatti monoteisti
perché crediamo nell’unico e stesso Dio, e non perché crediamo solamente in
"un dio" da identificarsi con il "nostro dio", ciò che
sarebbe non monoteismo ma "monolatria".
Così, non possiamo più considerare il Mediterraneo come il mare
nostrum, e se uno solo è questo mare che ci sta di fronte, tre invece, e non
due, sono le sponde che lo circondano, se non si vuol dimenticare che oltre
all’Europa e all’Africa esiste anche un terzo continente lambito dalle sue
acque, l’Asia, seppur tacciata di "minore".E tre furono
anche i figli di Noè: Sem, Cam e Jafet, capostipiti delle razze indoeuropea,
africana e semita, alla quale ultima appartengono sia gli Ebrei che gli Arabi,
i discendenti diretti dei due figli di Abramo - nostro comune Patriarca e
simbolo della purezza del monoteismo - Isacco e Ismaele, dai quali sorgeranno
le stirpi che conducono l’una a Gesù e l’altra al profeta Muhammad (su di loro
la Pace e la Benedizione divina).
Ma a parte l’eccezione degli Ebrei che costituiscono una
religione, una razza e uno stato che si richiama anche geograficamente alla
storia del suo popolo - "popolo eletto" in quanto designato a
ricevere la parola di Dio sotto forma di Legge -, le altre collocazioni
religiose, etniche, nazionali, e tanto meno quelle geografiche, non si identificano
fra loro, né si sono mai potute identificare nella loro storia.
Così, per esempio, non tutti gli arabi sono musulmani, né ancor
meno tutti i musulmani sono arabi: vi sono arabi cristiani e vi sono musulmani
in tutte le etnie, non solo persiane, indiane o turche, ma anche in tutte le
nazioni dell’Occidente, dell’Africa, dell’Estremo Oriente, se è vero che
l’Islam e come il Cristianesimo una religione universale, e non perché si sia
estesa o si debba estendere a tutto il mondo, ma perché il suo messaggio non è
riservato a un solo popolo, ma diretto a tutti gli uomini che vogliano
accettarlo.
Tale il significato della parola islam che, oltre a
"pace", significa proprio "accettazione della volontà di
Dio" da parte dell’uomo, a qualsiasi razza, nazione o perfino comunità
religiosa appartenga, tanto che per noi anche i Cristiani e gli Ebrei,
"genti del Libro", se sottomessi alle loro leggi e ai loro precetti,
sono in certo modo muslimum, cioè "coloro che accettano", musulmani.
Se nella dottrina cristiana il Verbo divino si è fatto uomo nel
seno della Vergine Maria, tale anche secondo il Sacro Corano, e pertanto
"eletta fra le donne", "eletto fra gli uomini" è il Profeta
Muhammad (su di Lui la Pace e la Benedizione di Dio), che, intellettualmente vergine
(ummi) o illetterato, è stato il ricettacolo di quel Verbo che si è fatto Libro
tramite l’intervento dello stesso Angelo Gabriele che ha annunciato a Maria la
nascita di Gesù. "Se Iddio avesse voluto avrebbe fatto di voi una comunità
unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato.
Gareggiate dunque nelle opere buone, che a Dio tutti tornerete, e
allora Egli vi informerà di quelle cose per le quali ora siete in
discordia". (Corano, V, 48)
Come Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica)
Italiana, organizzazione attiva in un Paese in cui l’immigrazione è più
recente, ma costituita per la maggior parte da musulmani di origine, e ultimo
Paese ad avere una vera e propria moschea, nonché l’unico a confinare con la
sede vaticana, cuore del Cristianesimo occidentale, noi operiamo affinché
questo "gareggiare nelle buone opere", secondo la parola coranica
citata, possa essere realizzato nel rispetto delle diverse identità
confessionali, come ha detto anche il Santo Padre, il quale nell’ultima
Enciclica, "Fides et ratio", ha nuovamente raccomandato un ritorno
alla metafisica.
Questo ritorno alla metafisica è sempre stato necessario nel corso
dei momenti critici della storia dell’umanità; tali crisi dipendono infatti
dall’oblio del fine autentico delle religioni e della vita umana, ridotte a
forme vuote, Il Sacro Corano ci insegna che Dio parla di Sé agli uomini per
mezzo di parabole o simboli, perché Egli è infinito e al di là di ogni forma:
pertanto, gli uomini non devono certo limitare il significato della Parola di
Dio alle loro povere interpretazioni, ma tenersi orientati verso di Lui, così
che sia Lui stesso a svelare a loro progressivamente la conoscenza di Sé.
Questa è la vera metafisica, al di là di ogni tempo e di ogni spazio, al di là
di quella croce spazio-temporale nella quale siamo tutti collocati
nell’eternità e nell’universalità della sottomissione a Dio.
E’ proprio la testimonianza dell’universalità dell’Islam resa ai
nostri connazionali dalla presenza di noi musulmani italiani, che permette ai
nostri correligionari di non doversi sentire condannati ad essere per sempre
immigrati anche in questa nostra terra che appartiene a Dio solo, l’Unico e lo
stesso per noi tutti, il Signore dell’Oriente e dell’Occidente, poli geografici
e spirituali fra i quali noi vi chiediamo di aiutarci a fare da ponte.
Essalamu ‘alaykum wa rahmatulLahi wa barakatuHu.
(L’intervento è stato anche presentato a Perugia in un seminario
tenuto il 21 ottobre 1998 all’Istituto Teologico San Martino nell’ambito degli
incontri interreligiosi promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana, in
concomitanza alla relazione tenuta dal Dott. Yahya Sergio Yahe Pallavicini dal
titolo: "Il ruolo degli intellettuali musulmani e la loro funzione di
ponte tra Oriente e Occidente")