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Yahya Sergio Yahe Pallavicini

Componente Commissione Nazionale Educazione Interculturale

LA STORIA DEGLI EBREI NEL SACRO CORANO


 "E dite loro ancora: "Noi crediamo in Dio, in ciò che fu rivelato a noi, e in ciò che fu rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle dodici tribù, e in ciò che fu dato a Mosè e a Gesù, e ai profeti dal Signore; non facciamo alcuna differenza fra loro e a Lui tutti ci diamo!" (surat al-baqarah, della vacca, II: 136).

In una prospettiva strettamente religiosa l’origine di ogni uomo e di ogni donna viene necessariamente ricondotta a Dio come Creatore di tutto l’universo, determinando di conseguenza che la natura spirituale di ogni creatura è uguale davanti a Dio indipendentemente dalla forma che assume o dalla religione alla quale appartiene. Fatta questa premessa generale, ci sono delle corrispondenze provvidenziali che legano in modo particolare la storia di alcune religioni rispetto ad altre. In questo senso, appare evidente per un musulmano poter parlare della storia degli ebrei perché, in qualche modo, corrisponde alla descrizione di una parte della propria storia sacra nel ricordo di quelle comuni origini che sono chiaramente riportate nel testo della Rivelazione Coranica.

Nel Corano infatti, sono numerosi i passi che si riferiscono alla storia degli ebrei, così come vengono sottolineate in modo molto particolare, tra le altre, le figure profetiche di Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Aronne, Davide e Salomone.

Tutto ciò a ribadire non soltanto la comune origine divina ma anche una particolare filiazione profetica che fa risalire al profeta Abramo il titolo di patriarca del monoteismo e ai suoi due figli Ismaele e Isacco i progenitori dei profeti Muhammad, messaggero dell’Islam, e Mosé, guida del popolo d’Israele.

Permettetemi di citare a questo proposito alcuni passi tradotti in lingua italiana del Sacro Corano dove Dio dice:

"E ricordatevi di quando Mosè disse al suo popolo: "O popolo mio! Ricordate la grazia che Iddio vi ha elargita, ponendo fra voi dei Profeti, facendo di voi dei Re e dandovi quel che non aveva dato a nessun altro nel mondo!" (surat al-maida, della mensa, V: 20);

"Noi abbiamo dato alla gente di Abramo il Libro e la Saggezza e abbiamo dato loro un Regno immenso" (surat an-nisa’, delle donne, IV: 54);

Quest’ultimo riferimento alla gente di Abramo e al Libro ci introduce un altro aspetto di rilievo comune ad ebrei, cristiani e musulmani perché secondo la dottrina islamica vengono spesso chiamati le Genti del Libro "ahl al-kitab" in quanto sono considerati i custodi ed i testimoni del Libro della Rivelazione divina sotto forma di leggi e scritture sacre.

Ed è per questo motivo che troviamo nelle tre religioni del monoteismo di Abramo una particolare importanza nell’approfondimento dei testi sacri, proprio per la imprescindibile partecipazione alla Verità Rivelata tramite la penetrazione della dottrina presente nelle espressioni del Libro celeste.

A questo proposito è importante precisare il valore della catena di trasmissione sapienziale che proprio in virtù di questo ricollegamento ininterrotto alla fonte spirituale dei testi sacri permette quella lettura interiore scevra da ogni sterile letteralismo.

Soltanto in questa prospettiva i dottori della legge ebrei, i sacerdoti cristiani e i maestri musulmani hanno sempre rappresentato quei punti di riferimento fondamentali della comunità dei fedeli proprio in virtù della loro preparazione dottrinale e singolare apertura intellettuale.

"In verità Noi abbiamo rivelato la Torah, che contiene retta guida e luce, con la quale giudicavano i Profeti tutti dati a Dio fra i giudei, e i maestri e i dottori con il Libro di Dio, di cui era stata loro affidata la custodia, e di cui erano testimoni" (surat al-maida, della mensa, V: 44)

"Dì: "O gente del Libro! Voi non farete nulla di buono finché non metterete in pratica la Torah e il Vangelo e quello che vi è stato rivelato dal vostro Signore" (surat al-maida, della mensa, V: 68);

"E chi allora ha rivelato il Libro che Mosè propose come Luce e Guida per gli uomini?" Dì: "È Dio!" (surat al-an’am, dei greggi, VI: 91);

"Egli riprese le Tavole; la copia delle quali contiene Retta Guida e Misericordia per coloro che temono il loro Signore" (surat al-a’raf, del Limbo, VII: 154)

Ma c’è un ultimo aspetto sugli ebrei nel testo coranico che merita di essere menzionato, quello relativo ad un favore speciale accordato a loro da Dio sulla base dei sacrifici vissuti prima dell’esodo e come risultato di un Patto di alleanza di servitù spirituale.

"O figli d’Israele! Ricordate i favori che vi elargii, e come io vi resi nobili su tutti i popoli della terra" (surat al-baqarah, della vacca, II: 47)

"E li abbiamo eletti, di piena scienza, sopra le creature tutte" (surat ad-dukhan, del fumo, XLIV: 32)

Anche secondo la tradizione islamica quindi, si fa riferimento al popolo eletto nelle sue qualità di nobiltà e nella ricchezza del livello di sapienza acquisita ed è precisamente su questa base che gli ebrei ereditano la sete di conoscenza dimostrata dal Profeta Mosè quando riceve il titolo di colui che parlò con Dio, KalimatAllah.

Ora, lo spazio a mia disposizione è troppo breve per riuscire a trasmettere una idea anche sommaria della presenza del popolo ebraico nel testo sacro della Rivelazione islamica, ma spero che possa almeno essere sufficiente quanto detto per raccogliere qualche spunto di riflessione anche in prospettiva interculturale.

Infatti, la possibilità di aprire ipotesi di lavoro che possano partire da una migliore conoscenza della storia del popolo ebraico per come viene vista secondo le diverse prospettive delle principali comunità religiose presenti in Italia riveste un significato molto importante.

In primo luogo, perché la riflessione parte da una necessità didattica concreta di sviluppare una conoscenza più approfondita che possa permettere ai docenti di interagire con gli studenti e i genitori con una maggiore preparazione del nuovo scenario interculturale e multiconfessionale che stiamo vivendo.

In secondo luogo, perché certe riflessioni non sono più di esclusivo appannaggio degli specialisti di orientalistica o dei preposti al cosiddetto dialogo interreligioso ma cominciano ad uscire dai meandri sterili delle tesi accademiche o dei dibattiti teologici per rispondere alle necessità reali della società contemporanea.

E infatti, è proprio nella scuola che verranno istruiti i futuri cittadini italiani a qualsiasi religione appartengano o scelgano di non appartenere e credo che sia urgente il bisogno di favorire incontri che lontani da spunti di erudizione personale o da finalità proselitarie possano seriamente contribuire alla formazione di una conoscenza di ogni popolo e di ogni religione evitando i rischi di qualunquismo o di esclusivismo religioso.

I passi coranici scelti per rispondere alla domanda "chi sono gli ebrei?" non vanno considerati soltanto nel senso di aggiungere un altro punto di vista sullo stesso argomento, ma possono essere utili a confermare il beneficio che ogni civiltà tradizionale ha ricevuto dalle relazioni religiose, politiche, commerciali e culturali con gli altri popoli. Certo, da un punto di vista religioso, l’esempio del profeta Mosè trasmette ad ogni credente il ricordo di un insegnamento universale: quello della vittoria della giustizia sulla tirannia degli oppressori, della conoscenza sull’ignoranza, della verità sulla menzogna. Parallelamente, le particolari vicinanze o coincidenze che si trovano naturalmente nella storia sacra delle varie religioni non devono appiattire le relazioni tra i propri appartenenti nella ricerca ideale di un minimo comune denominatore che possa mettere da parte le caratteristiche dottrinali e rituali di ogni confessione. Tanto meno si devono ribadire le proprie posizioni teologiche per affermare un principio di superiorità che crea conflittualità o competizione tra religiosi; al contrario, bisognerebbe disporsi per una serena accettazione del prossimo, nel pieno rispetto della sua identità e con la consapevolezza che insieme si possa ricercare quella possibile sintonia che ha determinato quelle grandi aperture intellettuali tra le genti di ogni secolo, in ogni parte della terra. È per questo che il ricordo delle tradizioni religiose, purché riportata fedelmente, diventa fondamentale per imparare a conoscersi meglio e a considerare la nostra stessa esistenza in funzione e come continuazione di un percorso che i profeti e i maestri hanno segnato con il loro sacrificio.

"Ti è giunta parola della storia di Mosè? - Allorché vide un fuoco, e disse alla sua gente: " restate qua! Ho scorto un fuoco, forse potrò portarvene un tizzone o trovare col fuoco una guida". - E quando fu giunto al fuoco, lo chiamammo: "Mosè! - In Verità, Io sono il tuo Signore! Togliti i calzari, poiché tu sei nella valle santa di Tuwà! - e Io ti ho prescelto; ora ascolta quello che ti è rivelato: in verità Io, Io sono Dio, non vi è altro dio che Me; adoraMi e compi la Preghiera, invocando il Mio nome. - In verità l’Ora si avvicina, Io sto per manifestarla, a che ogni anima sia compensata per ogni suo sforzo d’azione" (sura Ta Ha, XX: 9-15)

È in questo senso che sentiamo di interpretare come musulmani il richiamo che Dio rivolge al popolo ebraico nel Sacro Corano quando aggiunge: "E si formi da voi una nazione d’uomini che invitano al bene, che promuovono la giustizia e impediscono l’ingiustizia. Questi saranno i fortunati" (sura della famiglia di Imran, III: 104). Si tratta infatti di elevare le barriere costituite dalle riserve psicologiche, dai falsi timori, dalle limitazioni individuali e dagli interessi di potere personale dei movimenti integralisti per ritrovarsi insieme in un mondo che possa tornare ad esprimere con maggiore trasparenza l’armonia della creazione divina. Come rappresentante della comunità religiosa islamica italiana, da anni siamo attivi nello sforzo di dare una immagine corretta della fede islamica, sia ai nostri fratelli che al grande pubblico promuovendo iniziative di carattere culturale e didattico a vari livelli.

Ci rendiamo conto che per superare certi stereotipi e pregiudizi c’è ancora molto lavoro da fare, ma bisogna riconoscere che in questi ultimi tempi si sono fatti notevoli passi in avanti. La Commissione Nazionale per l’Educazione Interculturale del Ministero della Pubblica Istruzione dove sono inserito insieme alla prof.ssa Tullia Zevi e al prof. Nkafu rappresenta uno di questi segni positivi e ci fa ben sperare per lo sviluppo di una sensibilità e di un programma di studi che sappia soddisfare le nuove esigenze didattiche. Per il futuro è indispensabile che possano crescere delle iniziative per coinvolgere quantitativamente e qualitativamente una rete sempre più efficace di insegnamenti all’insegna di una autentica intercultura.
Per quanto riguarda la religione e la civiltà islamica siamo a vostra disposizione.

"Ma quelli che credono, siano essi ebrei, cristiani o sabei, quelli che
credono cioè in Dio e nell’Ultimo Giorno e operano il bene, avranno la loro
mercede presso il Signore, e nulla avranno da temere né li coglierà
tristezza" (surat al-baqarah, della vacca, II: 62).