L.I.D.U. Catania

60° Anniversario

Della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo 1948-2008

 

Dal Pluralismo al Multiculturalismo

10-11 dicembre 2008

 

 

 

 

La storia e la cultura dell'Europa sono caratterizzate da una fenomenologia ricca e complessa, frutto di secoli di scambi ma anche di significativi momenti di tensione tra i diversi popoli del Continente. Proprio l'insieme di questi aspetti ha determinato rilevanti e progressivi cambiamenti in campo spirituale, politico e sociale.

Dimenticare la complessità e la ricchezza di questo percorso storico e di questo patrimonio culturale rischia di vanificare le intuizioni, i sacrifici e gli sforzi di coloro che hanno saputo costruire lo sviluppo di una identità nazionale che si iscrive in uno scenario più ampio e condiviso, costruire la cultura pluralista degli europei come una identità particolare all'interno di un mosaico più grande.                   

Un' Europa dimentica delle sue radici nazionali rischia infatti di avere un'identità astratta.

Allo stesso modo, i nazionalismi identitari che si oppongono ad una prospettiva europea di autentica partecipazione e condivisione rappresentano un anacronismo nostalgico pericoloso.

Parallelamente, l'ampliamento dell'orizzonte nelle comunicazioni di massa e il crescente flusso immigratorio di popoli giunti in Europa da altre regioni del mondo ci spingono a mettere a diretto confronto la nostra identità nazionale con quella di cittadini che arrivano da altri Continenti.

 

Neologismi di carattere politico, economico o religioso come EurAsia, EuroMed o EuroIslam esprimono l’esigenza ermeneutica di ridefinire le relazioni internazionali, le contaminazioni culturali e alcuni livelli di collaborazione commerciale e compatibilità giuridica: proprio queste esperienze, tuttavia, evidenziano la crisi di una consapevolezza identitaria propria e altrui, che spesso risulta debole o insufficiente.

Evitare artificiosi sincretismi, banali confusioni, superficiali qualunquismi, relativismi culturali, soluzioni demagogiche, miopie pragmatiche o discriminazioni xenofobe ed eurocentriche permetterebbe di analizzare lo sviluppo e le relazioni identitarie con maggiore serietà scientifica e obiettività, purificando il dibattito dalle emotività degli slogan ideologici e dalle sterili speculazioni.

Probabilmente si tratta di ripartire ricordando l'insegnamento tradizionale del rapporto tra particolare e universale e salvaguardando in tal senso la maturazione delle specificità nazionali in funzione di un quadro generale di riferimento che eviti l'esasperazione dei particolarismi e prevenga nel contempo il pericolo dell'omologazione.

 

Diritti umani nella dottrina islamica

 

Per introdurre ora la caratteristica essenziale dei diritti umani secondo la dottrina islamica è necessario sottolineare che essi costituiscono parte integrante delle obbligazioni derivanti dalla Rivelazione Coranica e che di conseguenza sono strettamente collegati con le normative giuridiche atte a guidare l’uomo nel suo itinerario di fede e di timore in Dio.

 

Lo studio delle disposizioni che la legge sacra ha espresso relativamente al campo dei diritti umani è importante per il musulmano in virtù di uno sforzo di approfondimento e di penetrazione di quei rami del diritto islamico che gli permettono di conoscere meglio l’infinito universo nel quale Dio lo ha collocato e imparare come comportarsi nel mondo secondo la nobile funzione assegnatagli di vicario di Dio sulla terra.

La vita stessa viene intesa secondo la dottrina islamica in una prospettiva di unità dell’esistenza che inserisce l’uomo e tutta la creazione all’interno di un quadro tradizionale, dove ogni aspetto trova la sua naturale ed armoniosa corrispondenza con un ordine gerarchico provvidenziale e al tempo stesso riflette il Supremo Principio che ha dato origine a tutta la manifestazione.

Così, tutto il vasto campo del diritto islamico, anche quando si tratta di esaminare il settore specifico relativo ai diritti umani, deve essere considerato nel suo insieme e conformemente alla natura sacrale della legge che deriva dalla Parola di Dio espressa nella Rivelazione Coranica.

Nel contesto dell’islam ortodosso è considerato un grave errore scindere i concetti legati ai diritti umani dai fondamenti della religione che sono alla base della loro ispirazione. Soprattutto perché appare evidente per un credente l’inconsistenza, sia teorica che pratica, di certe regole di comportamento tra gli esseri umani che risultano scollegate dalla fonte della Giustizia Divina. Inoltre, il musulmano fedele è piuttosto portato a credere che la causa di certe aberrazioni tipiche della società contemporanea siano dovute alla perdita di riferimenti spirituali, e che la soluzione di questa crisi non possa dipendere da rivendicazioni ideologiche o da moralismi demagogici.

 

 

Le discriminazioni sociali e l’incremento della violenza vanno considerati nella consapevolezza di un allontanamento dai valori non solo morali ma soprattutto sapienziali legati all’ontologia dell’essere umano sulla terra. L’uomo, avendo perso la fede in Dio che lo ha creato “a sua immagine” (‘ala suratiHi), ha perso anche il senso della dignità e della nobiltà delle virtù e delle qualità che custodisce e ha cessato così di riconoscere nel patrimonio dell’umanità il riflesso di quell’unità immanente della creazione che richiama simbolicamente alla Realtà trascendente dell’Unità di Dio.

Quanto detto finora ci introduce alla tematica sulle caratteristiche principali di dignità dell’essere umano secondo la dottrina tradizionale islamica.

Il fedele musulmano è allo stesso tempo servo di Dio (al-‘abd) e Suo vicario in terra (khalifatAllah fi-l-ard). A differenza delle altre creature, l’uomo ha ricevuto al momento della sua creazione la qualità unica dell’intelligenza come espressione diretta dell’Intelletto Divino.

Per questo aspetto l’essere umano è superiore a tutte le creature della terra di cui rappresenta anche la sintesi più nobile come “il signore del creato” (ashraf al-makhluqat).

Questa posizione di primato che l’uomo occupa costituisce un privilegio per migliorarsi sempre più e avvicinarsi al proprio Creatore. Infatti, attraverso la pratica delle qualità terrene e l’esercizio della nobile funzione di rappresentante di Dio sulla terra, l’uomo può realizzare la vera perfezione di se stesso.

In altre parole, le possibilità concesse all’uomo di elevare la sua natura terrena si realizzano nel raggiungimento di un vero equilibrio e di una reale armonia tra la dimensione dello spirito e il dominio della materia nella misura in cui queste due parti siano messe in ordine gerarchico e in complementarità funzionale.

L’efficacia dell’azione dell’uomo sulla terra si raggiunge quindi alle seguenti condizioni: conformità tradizionale e pratica delle virtù. Dove per conformità tradizionale si intende l’accordo con i Principi che trascendono la natura umana e per pratica delle virtù si intende l’espressione immanente delle qualità divine tramite l’intelligenza umana.

La tradizione islamica presenta l’uomo come un essere terreno che ha bisogni terreni (diritti e doveri) ma la cui sfera dei bisogni non si esaurisce su questo piano, anzi, questo stesso piano terrestre deve essere considerato come la proiezione di una realtà più ampia che l’uomo potrà conoscere nella misura in cui saprà andare al di là dei propri limiti individuali e aprirsi ad una visione cosmologica o ancor di più metafisica dell’Eterno.

È in questo senso che deve essere interpretato il diritto dell’uomo di esercitare il suo vicariato sulla terra: per diritto divino espressamente conferitogli al momento della sua creazione.

L’uomo quindi, ha ricevuto l’autorità e la responsabilità di garantire l’ordine nella creazione terrestre e rappresenta il veicolo privilegiato della grazia divina in questo mondo.

La sua capacità razionale gli permette di distinguere ed analizzare le differenze specifiche di ogni cosa, mentre la sua facoltà intellettuale gli permette di rapportare ogni cosa al suo valore simbolico e collocarle così all’interno di un quadro sintetico dove ogni cosa su questa terra rappresenti l’espressione dell’Onnipotenza Divina e nello stesso tempo costituisca il ricordo dell’Unità del Principio che ha dato origine ad ogni cosa, Dio.

L’esercizio della sua funzione di garante dell’ordine sulla terra permette all’uomo di partecipare altresì all’alchimia di una conoscenza per induzione. Infatti, conoscendo il mondo, conosce meglio se stesso e conoscendo meglio se stesso, conosce il Suo Signore (man ‘arafa nafsahu fa qad ‘arafa rabbahu).

La vita dell’uomo sulla terra, per la religione islamica, ha come finalità proprio la conoscenza dell’Assoluto, tramite il superamento della relatività della dimensione dell’esistenza che non è altro che un periodo di passaggio in questo mondo nell’attesa di fare ritorno al mondo dell’aldilà.

Il musulmano deve quindi far fruttare al meglio la permanenza sulla terra come un’occasione unica di conoscenza, vivendo con l’intenzione di esprimere tutte le qualità legate alla molteplicità delle facoltà umane e aprendosi a quelle illuminazioni o intuizioni intellettuali, che permettono all’uomo di vedere non soltanto la parte esteriore delle cose ma anche l’essenza spirituale interiore che si nasconde dietro il velo delle apparenze (‘alam al-ghayb).

   Possiamo ora dare uno sguardo ai riferimenti della tradizione islamica su alcuni diritti e doveri fondamentali dell’uomo nei confronti di se stesso, del prossimo e del creato.

 

·        “In verità Noi abbiamo creato l’uomo in armonia di forme” (XCV, 4)

 

·        “È Lui che vi ha costituiti eredi dei popoli primi, sulla terra” (VI, 165)

 

·         “In verità Noi abbiamo onorato i figli di Adamo” (XVII, 70)

 

 I sapienti musulmani citano spesso questi versetti della Rivelazione Coranica quando devono ispirarsi sul tema della dignità dell’essere umano. Infatti, l’armonia primordiale, l’eredità tradizionale e l’onore spirituale costituiscono alcune delle caratteristiche principali della dignità dell’uomo nell’Islam.

 

   Innanzitutto, egli partecipa dell’armonia delle forme con le quali Iddio ha creato il primo uomo e profeta dell’Islam, Adamo. Essendo l’ultima forma ad esser stata creata, l’uomo rappresenta la sintesi armoniosa di tutta la creazione nell’universo ed essendo dotato, a differenza delle altre creature, della presenza intelligente del soffio divino sa riconoscere questa stessa presenza spirituale in ogni cosa e, di conseguenza, può esercitare la sua autorità con saggezza e riuscire a garantire l’ordine prestabilito nel mondo.

   In secondo luogo, le generazioni successive ereditano la stessa funzione e la stessa dignità, nella consapevolezza di un allontanamento dall’armonia delle origini ma con la pari responsabilità di cercare di contribuire per preservare la realtà dei “popoli primi” e di custodire il deposito tradizionale ricevuto dalle inevitabili corruzioni del tempo e dello spazio legati prevalentemente alla dimensione orizzontale della materia terrestre.

   Successivamente, Iddio premierà quei “figli di Adamo” cha avranno saputo mantenere alto l’onore conferito all’uomo di essere il degno rappresentante di Dio nel mondo e che avranno saputo svolgere questa funzione con sapienza e non con arroganza, integrando al servizio di amministratori di questo mondo la devozione di un’adorazione costante al Signore dei due mondi, di questo e di quello dell’aldilà.

   La dignità dell’uomo è quindi strettamente legata al miracolo della sua creazione e ai favori che Dio gli ha concesso affinché riesca ad esprimere la pienezza delle sue qualità durante la sua vita sulla terra.

   Come musulmano (muslim) egli deve essere in particolar modo il garante della pace (salam) di tutti i popoli, nella ricerca di seguire il modello del Profeta Muhammad quando riuniva i popoli che erano discordi richiamandoli al significato profondo della vita e all’unità del genere umano come comunità di credenti e come nobili eredi del profeta Adamo.

   Quale identità?

 

   Quanto espresso finora chiarisce qual è la vera identità del musulmano fedele alla Rivelazione Coranica e in virtù di questa fedeltà,  anche quali siano le sue responsabilità soprattutto quando chiamati dalla maieutica divina a metterle in pratica nella società plurireligiosa e multiculturale di oggi. Questa identità coincide essenzialmente con quella espressa dalle altre dottrine religiose ortodosse relativamente alla natura dell’uomo e sui suoi diritti e doveri.

  

Oggi l'Europa è lo spazio di incontro e confronto costruttivo tra persone che partecipano liberamente e con pari dignità, a diverso titolo e con diversa intensità, di un'identità nazionale e nello stesso tempo europea. Lo studio del percorso storico e dello sviluppo politico e culturale della propria Nazione nel contesto del confronto con altri popoli e della crescita di un'identità europea è fondamentale per una relazione sana e costruttiva tra specificità nazionale e integrazione continentale.

  

A mio avviso sarà proprio tramite questo approccio interculturale che sarà possibile promuovere lo sviluppo di una sensibilità aperta anche allo scambio con identità diverse da quella della propria Nazione e del proprio Continente, ma anche da quella della propria cultura, storia e appartenenza confessionale.

 

 L'interpretazione di ghettizzazione e globalizzazione come poli antitetici verso cui spingere enfaticamente le dinamiche della storia tradisce l'estremismo di radicalismi e imperialismi che non hanno nulla a che fare con il pluralismo democratico e con il pensiero filosofico europeo.

  Il rispetto consapevole delle proprie radici e delle differenze culturali tra i vari popoli europei, ma anche tra europei ed “extracomunitari”, è alla base dell'identità di ogni essere umano che sappia rapportarsi con intelligenza e saggezza con la varietà dei cittadini, intesi come persone che nascono o arrivano in una terra e in una società fondata su precisi valori e virtù, diritti e doveri, principi di Giustizia, Amore, Conoscenza e Pace.

     In Italia, la Carta dei valori della Cittadinanza e dell’Integrazione rappresenta un esempio concreto e positivo di dialogo tra le Istituzioni e le varie espressioni di identità religiose e culturali presenti sul territorio nazionale. Nata forse come antidoto alle rivendicazioni pretestuose di alcuni gruppi ideologici che sfruttano il dibattito democratico per promuovere il proprio esclusivismo confessionale ripercorrendo le orme tragiche dell'antisemitismo, il documento, promosso dal Ministro dell'Interno Giuliano Amato, ha il grande pregio di porre al centro della riflessione lo sviluppo dell'identità nazionale e le politiche d'integrazione nella società occidentale sulla base di valori condivisi.

Garantire nello stesso tempo una qualificata dinamica di sviluppo del dialogo tra le diverse realtà culturali e religiose in un clima di responsabilità e di collaborazione costituisce la condizione indispensabile per la crescita della civiltà nazionale e continentale.

   Se sapremo conoscere, vivere e coniugare con ordine e armonia le identità molteplici che costituiscono infine la nostra identità globale, che tutte le accoglie senza confusione, allora scopriremo chi veramente siamo e chi possiamo essere.