Cristianesimo e Islam si incontrano a Cuneo

Lontani dal fragore delle grandi città, il dialogo religioso ha trovato

nel capoluogo piemontese uno sviluppo vivace e inaspettato

Venerdì 1 giugno, presso la Sala della Provincia in Corso Dante a Cuneo, si è tenuto un convegno-dibattito dal titolo “Cristianesimo e Islam: due religioni, due culture. Quali i valori comuni?”, organizzato dall’Associazione Coordinamento Immigrati Cuneo (C.I.C.) con la partecipazione in qualità di oratori di Don Eraldo Ferrero, responsabile regionale dei Servizi Migranti, e di ‘Abd al Haqq ‘Isa Croce, responsabile CO.RE.IS. Piemonte. Il C.I.C., in virtù dell’esperienza maturata nell’ambito delle problematiche relative all’immigrazione, ha voluto in quest’occasione promuovere l’idea che i fedeli di tutte le tradizioni religiose ortodosse debbano impegnarsi sinceramente a “conoscersi per riconoscersi”, indispensabile premessa affinchè le diverse comunità di credenti possano cooperare fraternamente.

Don Eraldo Ferrero ha voluto sottolineare la vicinanza di Cristianesimo e Islam, religioni del Dio Uno, che proprio in quanto Unico è il medesimo per tutti. Gli uomini religiosi non possono né devono limitarsi a un’intesa su aspetti morali o sentimentali, e prescindere dalla propria collocazione confessionale, ma anzi devono in essa ritrovare quei valori veramente principiali, comuni a tutti i messaggi divini e a tutti gli “uomini di buona volontà”, secondo l’espressione evangelica. Questi principi universali si possono immediatamente riconoscere simboleggiati nei riti cristiani e islamici, l’eucarestia e la preghiera rituale, il digiuno e il pellegrinaggio, come comune eredità profetica di Abramo. La discendenza di Ebrei e Cristiani da Isacco e dei Musulmani da Ismaele non è tanto da considerare in un senso genetico quanto in quello dell’appartenenza a una vera famiglia spirituale sottomessa alla volontà di Dio.

‘Abd al Haqq ‘Isa Croce ha richiamato la nozione stessa di religione come “ricollegamento” (dal latino religare) tra Dio e l’uomo fatto secondo la “Sua forma” spirituale, ‘ala suratiHi, come dice una tradizione islamica. “Se oggi troppo spesso la religione è vissuta come una bandiera ideologica da imporre agli altri, va riaffermata la sua natura di mezzo che riconduce in primo luogo noi stessi non certo a un integralismo, né tanto a una integrazione, quanto a una naturale e dimenticata integrità […]. “Cristianesimo e Islam sono le uniche due religioni ‘cattoliche’, vale a dire universali, nel senso che si indirizzano all’umanità intera senza che ciò significhi che tutti gli uomini debbano divenire cristiani o tutti musulmani: forse è possibile riconoscere la provvidenzialità di questo carattere comune proprio quando i fedeli di queste due comunità vengono a incontrarsi oggi in Europa e possono vicendevolmente ispirarsi a seguire le rispettive pratiche rituali tramite la testimonianza di fede e l’esempio dato dall’interno della propria tradizone religiosa. Altrettanto provvidenzialmente, infine, Cristianesimo e Islam contemplano entrambi la presenza spirituale e reale del Cristo, quantunque in una forma diversa, ugualmente atteso nella prospettiva escatologica della Seconda Venuta per portare la vera pace ‘non come la dà il mondo’, secondo la promessa ai discepoli citata nel Vangelo. Quella stessa pace che unitamente al senso di ‘sottomissione’ alla volontà di Dio è anche uno dei significati della parola Islam”.

Il dibattito seguito agli interventi ha conosciuto testimonianze di notevole livello da parte del pubblico presente in sala, interessato e partecipe, coronate da un intervento finale dello Shaykh ‘Abd al Wahid Pallavicini, Presidente della CO.RE.IS. Italiana, che, prendendo spunto da un intervento del pubblico che faceva riferimento a una certa “paura dell’Islam”, ha invitato a riflettere se in Occidente questa non esprima piuttosto la paura di un ritorno al sacro che è in ogni tempo venuto da Oriente: ex Oriente Lux; una paura che nelle nostre anime si è purtroppo da lungo tempo sostituita al sincero “timore di Dio”.