IL MESSAGGIO
Rivista di Studi Metafisici
Anno I, n.2 – Maggio 2001
EDITORIALE
Iniziando
la pubblicazione del “Messaggio” in occasione del cinquantenario della morte di
Réné Guénon, il Centro Studi Metafisici era consapevole della responsabilità implicita
nella realizzazione di una “rivista di studi mentafisici”. La metafisica,
infatti, non è solo etimologicamente ciò che va al di là della fisica, ma è
soprattutto la dottrina che si riferisce direttamente al Principio Supremo,
Iddio stesso, che ogni cosa comprende “principialmente” nella Sua unica realtà.
Come tale, quindi, la metafisica non può essere solo “studiata” nei suoi
fondamenti intellettuali, ma deve essere, almeno in certa misura, “messa in
opera”, riunendo così l’esistenza all’Essere. La spiritualità non è quindi,
come credono molti, qualcosa di vago che possa essere coltivato al di fuori di
una prospettiva religiosa quotidiana che abbraccia ogni aspetto della vita.
Essa è un talento che bisogna mettere alla prova, affinchè possa, Dio volendo,
fruttificare.
In
occasione della pubblicazione del “Messaggio” il Centro Studi Metafisici ha
avviato una serie di manifestazioni pubbliche, ribadendo l’attualità e la
necessità di una testimonianza spirituale e metafisica. Una tappa significativa
è stata quella di Firenze dove, con il patrocinio del Comune, il 16 Febbraio di
quest’anno si è tenuto un convegno dal titolo “Réné Guénon – Testimone della
Tradizione”, che ha visto la partecipazione anche di molti giovani. L’esempio
coraggioso di Dante, il quale non aveva esitato ad arginare le influenze che
avrebbero dovuto condurre alla fine dei Templari, affermando la santità e
l’elevatezza del deposito tradizionale e iniziatico che aveva ricevuto in
quanto Fedele d’Amore, ha offerto lo spunto per presentare Guénon quale sincero
credente in Dio e riconosciuta autorità spirituale tradizionale islamica.
Dell’incontro fiorentino proponiamo qui “Incontro fra genio e santità”, che
sulla base dell’esempio di Guénon e dello Shaykh Ahmad al-‘Alawi, mette in rilievo
l’identità tra conoscenza metafisica vissuta e santità, permettendo ai lettori
di seguire gli sviluppi di un’attività intellettuale che non vuole e non può
esaurirsi nell’ambito della sola speculazione.
Nel
primo numero del “Messaggio” si pubblicava il testo “Dell’Unità in Dio”, una
riflessione che prendeva spunto in particolare dalla Dominus Iesus del
Cardinale J. Ratzinger. L’intento era quello di sgombrare il campo dai molti
fraintendimenti del dialogo islamo-cristiano per ritrovare i principii spirituali
e intellettuali di una comunicazione condotta in modo realmente religioso. La
riflessione voleva essere costruttiva e il richiamo non sembra essere passato
sotto silenzio. In particolare, due serate tenutesi a Imperia, sempre nel mese
di Febbraio, intitolate “L’attualità del Monoteismo abramico” e “Réné Guénon e
la ricerca della conoscenza”, hanno costituito un importante momento di
confronto tra le autorità delle rispettive confessioni religiose. Le gerarchie
cattoliche presenti hanno preso l’iniziativa di organizzare insieme al Centro
Studi Metafisici un’“Università d’Estate” che si terrà dal 17 al 20 Ottobre
2001 ad Imperia sul tema “Conoscenza e Santità”, con la partecipazione di
relatori cattolici e musulmani, e per la quale, naturalmente, auspichiamo una
nutrita presenza dei nostri lettori.
Molti
degli articoli di questo numero intendono pertanto proseguire il lavoro di
supporto alla preparazione di un vero e proprio “dialogo al vertice”: l’“Elogio
del Monoteismo” ribadisce l’unità nel Dio unico della tradizione abramica;
“Elevate lo Spirito al di sopra di voi stessi” evidenzia quale sia la
prospettiva intellettuale necessaria ad ogni autentico orientamento religioso e
iniziatico; “Il simbolismo, linguaggio divino” si sofferma sulla distinzione tra
simbolo e simboleggiato, invitando a vivere la dimensione simbolica della
Tradizione come un Insegnamento divino che non
si lascia rinchiudere nei limiti di una speculazione mentale sui
simboli; “Arte e ispirazione cristiana” offre un quadro sintetico dei principii metafisici che informavano
l’arte e il cammino spirituale durante il Medioevo cristiano; infine, “Il
dialogo religioso” fornisce un quadro attuale degli scambi intellettuali tra
musulmani e cristiani, sempre più importante in vista dei futuri eventi
escatologici.
La
vitalità del dibattito intellettuale suscitato dalla pubblicazione del
“Messaggio” ha spinto il Centro Studi Metafisici a far conoscere la nuova
pubblicazione anche in Francia, dove in questi anni è stato certamente più
intenso il confronto sull’eredità di Réné Guénon, soprattutto da quando la
chiusura della rivista Etudes Traditionnelles, dopo quasi un secolo di
attività, ha cancellato anche le ultime illusioni sulla possibilità di seguire
l’esempio del Maestro esclusivamente in forma letteraria e speculativa. E’
stato pertanto organizzato insieme all’ Institut des Hautes Etudes
Islamiques un convegno su Réné
Guénon presso l’Università di Lione, in collaborazione con la Grande Moschea
cittadina. La figura dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya è stata così presentata
anche al di fuori dei ristretti circoli che per molti anni hanno pensato di
monopolizzarne l’eredità, permettendo tra l’altro a un certo numero di
musulmani francesi, anche di origine maghrebina, di ritrovare nell’opera del Maestro
quel naturale orientamento spirituale che la secolarizzazione occidentale mette
sempre a più dura prova. Naturalmente tutto questo costituisce un’ulteriore
smentita per i pregiudizi di un Occidente che pretende identificarsi con una
concezione dissacrata della religione, e che considera “straniera” una forma
religiosa come l’Islam – anch’essa “cattolica”, cioè etimologicamente e
realmente “universale” - che è stata presente per secoli in Europa, tornando ad
esserlo in questi tempi ultimi. Molti fra gli stessi presunti “successori” di
Guénon hanno in tutto o in parte condiviso tale pregiudizio, arrivando a
misconoscere la possibilità stessa che si potesse costituire un centro
spirituale in Occidente, il quale, fondandosi sulle realtà spirituali ancora presenti
nella tradizione islamica, avesse però anche quella portata universale e
metafisica di cui l’opera del Maestro ha chiarito i principii, l’orientamento e
la funzione escatologica. Possono fornire ai lettori una testimonianza
significativa in merito il testo “Lo Spirito tradizionale e l’Occidente”, che
già suscitò una certa eco in Francia quando apparve sulla rivista Vers la
Tradition, e “La funzione della comunità spirituale”, presentato come
conclusione dei lavori al convegno di Lione, in cui si approfondisce il
significato e l’importanza della presenza di una comunità spirituale di
musulmani occidentali.
L’occasione
dell’uscita del volume in francese, Islam et l’Occident, dialogues di
Najm-oud-Dine Bammate, un alto funzionario dell’ Unesco, che contiene un breve
ma toccante resoconto di alcune “visite a Réné Guénon” dell’Autore, ci permette
di portare a conoscenza dei nostri lettori un inedito in italiano che completa
il ritratto intellettuale del Maestro, la santità del quale, come ricorda
Bammate, era impressa con evidente naturalezza fin nelle espressioni del volto
e nei comportamenti quotidiani. All’attualità del suo insegnamento verrà
dedicata l’intera giornata del 6 Ottobre in un incontro organizzato dal Centro
Studi Metafisici all’ Università La Sorbona di Parigi, luogo che, fra l’altro,
ha ospitato l’unica conferenza pubblica che Guénon abbia tenuto nel corso della
propria vita.
Dell’
“Incontro fra genio e santità” abbiamo già parlato a proposito del convegno di
Firenze.
“Mosè
e il Khidr” indica quale debba essere il rapporto corretto tra discepoli e
maestro, aspetto essenziale nell’ambito di ogni vero insegnamento spirituale,
richiamando alla realtà sovrarazionale della Tradizione.
Infine,
in appendice, abbiamo voluto riproporre un altro scritto dello Shaykh ‘Abd
al-Wahid Pallavicini, “Oriente e Occidente a cinquant’anni dalla morte di Réné
Guénon” che risponde sinteticamente a molti di quegli pseudo-problemi in cui si
dibattono gli attuali ambienti tradizionalisti, esponendosi a un anacronismo sempre
più pericoloso e abdicando alla reale opera di testimonianza spirituale cui
sarebbero chiamati.
Quest’ultimo
intervento è stato pubblicatonel volume intitolato Quelle humanité demain?
che raccoglieva gli atti del convegnoorganizzato a Rheims nel 1991 dalla
rivista “Vers la Tradition” in occasione del quarantesimo anniversario della
morte di Réné Guénon. Dieci anni dopo (e ricordiamo che “Dix ans après” era il
titolo di un altro scritto dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini apparso sugli
atti del Convegno di VLT del 1996), sull’ultimo numero 83-84 della stessa
rivista, il suo direttore, in un articolo intitolato nuovamente con un
interrogativo, e cioè: “Et maintenant, que faire?”, in risposta ai nostri testi
pubblicati nello stesso numero doppio, dichiara di non sapere nemmeno dove
siano state denunciate certe “pseudo-realizzazioni” e certe “autoiniziazioni”.
Gli
ricordiamo che tali termini erano contenuti nell’articolo “Citations” apparso
sul primo numero del “Messaggio”, e che VLT non accettò a suo tempo di
pubblicare. Essi si riferivano all’illusione di potersi ricollegare
direttamente, senza intermediari, al maestro fondatore di una silsila
(catena iniziatica) o pretendere di farlo fondandosi su una successione
esclusivamente ideale e letteraria, estranea a un’autentica trasmissione
spirituale.
Recentemente
queste tendenze hanno cominciato a dilagare, assumendo un vero e proprio
aspetto intimidatorio, tanto che gli stessi maestri del sufismo che “osano”
dichioarare la propria funzione magistrale sono accusati di misconoscere la
“subordinazione a una gerarchia più centrale” (torniamo ancora qui a riferirci
a una “Asia misteriosa e centrale”?), gerrarchia che non corrisponde certo a
quella degli Angeli, degli Inviati, dei Libri e degli Imam dell’ Unico Dio.