Intervento per l’incontro “Le religioni: strumento di
pace?”
organizzato dalla
Fondazione Maimonide a Milano
nella Sala delle Cariatidi di Palazzo
Reale
22
Novembre 2007
BismilLahir-Rahmanir-Rahim (In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso)
Pace in terra agli uomini di buona volontà!
Nell’Islam, parola che vuol dire “pace”, gli uomini di buona volontà sono quelli che vogliono fare la volontà di Dio e a questa volontà essi si sottomettono, sono cioè i veri “musulmani”. La volontà di Dio ci è stata rivelata nelle tre religioni del monoteismo abramico, tramite le Leggi trasmesse dai Profeti, a partire da Mosè fino all’ultimo Profeta, Muhammad, in attesa della venuta del Messia per i nostri fratelli ebrei e della seconda venuta di Gesù per cristiani e musulmani.
Ebraismo, Cristianesimo e Islam non sono pertanto solamente strumenti
di pace, ma anche le sole che possano
invitare noi occidentali a quel “sacrificio dell’io” che fa dire alla Chiesa
Ortodossa: “se Dio si è fatto uomo, è perché l’uomo si faccia Dio”. Questa è
l’espressione del Cristianesimo delle origini che solo la Chiesa orientale ha
saputo conservare, mentre oggi, in Occidente, ci troviamo di fronte alla
pretesa che, degradando la concezione dell’intellectus
agens, riduce l’uomo a un essere esclusivamente razionale.
Questo razionalismo storicista di origine
hegeliana è uno dei peggiori veleni dell’Occidente che sta cercando di condurre
a una ricostituzione posticcia dei due grandi rami del Cristianesimo in
funzione anti-islamica, attribuendo all’Islam, erroneamente identificato con le
frange fondamentaliste, un’irrazionalità costitutiva ancora più distante dalla
vera intelligenza dello Spirito.
Sembra infatti che oggi le religioni abbiano perso il loro carattere “cattolico”, e cioè universale, diretto “verso l’Uno”, l’Unico Dio del Monoteismo abramico del Quale rappresentano le tre rivelazioni che si rivolgono a tutti i popoli della terra, al fine di orientarli verso la stessa realtà trascendente. Assumono invece una connotazione specifica che vorrebbe contrapporle fra loro, sia questa di natura etnica, geografica o meramente storico-politica.
Così l’Ebraismo – che non limita certo la Profezia alla figura del Profeta Mosè, che ha ritrasmesso la Parola di Dio in forma di Legge (Torah) al “popolo eletto” – tende a venire identificato soltanto con l’etnia ebraica, se non addirittura con l’origine semitica. A questa si rifanno naturalmente anche i popoli arabi, che a loro volta pretendono di rappresentare la totalità della Comunità islamica.
Questo “esclusivismo panarabo”, che non può certo giustificarsi per il fatto che l’arabo, lingua sacra, è indispensabile per il rito islamico, come l’ebraico lo è per i riti dei credenti ebrei, non tiene invece conto del fatto che la popolazione araba rappresenti soltanto un quinto dell’intera ‘umma, mentre ancora inferiore è l’estensione territoriale degli stati che ospitano una popolazione a maggioranza arabo-islamica.
Se Israele oggi rivendica il diritto a non definirsi uno Stato confessionale, così come non lo sono più, dopo la fine del Califfato, quelli che erroneamente vengono ancora chiamati Stati islamici, dopo la caduta del Sacro Romano Impero è soltanto il Vaticano, con l’eccezione della Grecia ortodossa e dell’Inghilterra protestante a potersi identificare con uno Stato confessionale, cattolico sì, ma apostolico e romano.
Questi attributi hanno l’effetto oggi di limitare il Cristianesimo alla sola collocazione del primato petrino di fronte alle altre denominazioni cristiane, ortodosse o riformate che siano, per non volerne citare altre, e a una rivendicazione geografica che non potendolo ignorare pretende costituire insieme all’Ebraismo le “radici dell’Europa”.
Da qui nasce l’idea di un’opposizione fra Oriente e Occidente e del tanto esaltato “scontro di civiltà”, che vorrebbe identificare l’Oriente con l’Islam presente oggi anche in Europa come lo fu già in passato nell’Andalusia di Maimonide o nella Sicilia di Federico II, e l’Occidente con il Cattolicesimo. Sappiamo che non sono mai state le religioni a scontrarsi fra loro e, come ci sono sempre stati invece coloro che hanno strumentalizzato le religioni per fini egemonici e politici, oggi si tende a rivestire di una connotazione religiosa anche i blocchi di potere che si sono già contrapposti politicamente in tempi recenti.
Sarebbe necessario lasciare invece le religioni al di fuori della
politica perché il pericolo sta proprio nella tendenza che le costanti o
eventuali future guerre fra i popoli non pretendano di finire con il
proclamarsi “sante”, quando la vera santità è quella
che fa dell’uomo la creatura destinata alla conoscenza di Dio nell’estinzione
della propria individualità. L’unica guerra veramente santa è quella
contro il proprio “io”, l’individualità che tutte le dimensioni interiori delle
religioni ortodosse spingono a trascendere, compiendo uno “sforzo” che è
precisamente indicato dalla parola jihad,
sforzo in nome della vera Personalità dell’uomo “fatto a immagine e
somiglianza” dell’Unico Dio di Abramo.
Abramo che ha saputo accettare l’ingiunzione di sacrificare il proprio figlio, Isacco o Ismaele che fosse, e ottenere così che l’angelo Gabriele gli fermasse la mano; quello stesso angelo che ha annunciato alla Vergine Maria la nascita del figlio suo, lo stesso Gabriele, Jibril, che, secondo il significato del nome, ha costretto il Profeta Muhammad, intellettualmente vergine, ‘ummi, letteralmente “illetterato”, a trasmetterci i versetti del nostro Libro sacro, il Corano.
Questa visione metafisica nella interpretazione delle Sacre Scritture, alla quale già ci si era rifatti nel periodo della “felice Andalusia”, ai tempi del più grande dei Maestri, lo Shaykh Al-Akbar Muhyiddin Ibn ‘Arabi (r.A.’a), la Pace sia su di lui, è per noi l’unico presupposto per una possibile convivenza pacifica fra i popoli, grati che la Fondazione che ci ha invitato abbia voluto riproporla, così come noi invitiamo i presenti a costituire i semi di quell’Arca dell’Alleanza fra gli uomini e Dio che permetta di farci transitare da un ciclo dell’esistenza a quello futuro, che vogliamo augurare veramente proficuo per voi tutti.
Assalamu ‘alaykum wa RahmatuLlahi wa BarakatuHu
Che la Pace e la Benedizione del Signore siano su tutti voi.
Shaykh Abd al Wahid Pallavicini
Presidente CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica)
Italiana
via G. Meda, 9 – 20136, Milano
Tel. 02 83 93 340 Fax 02 83 93 350
Web: www.coreis.it
e-mail: coreis@coreis.it