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Gerusalemme

Prefazione

 

In un mondo in cui si aprono progressivamente tutti i tipi di frontiere, si avverte sempre più l'esigenza di aprirsi anche al recupero di una prospettiva sapienziale realmente "orientata" verso i princìpi intellettuali e spirituali. D'altro canto è maggiore anche la consapevolezza che un esclusivismo culturale "occidentale" sia in definitiva tanto effimero quanto ingiustificato. Certo, nelle coscienze sussistono ancora molti pregiudizi, in gran parte dovuti a una drammatica mancanza di informazioni e di testimonianze dirette. In effetti, l'orientalismo, vale a dire l'Oriente visto dagli occidentali d'oggi, può rappresentare solo in parte una possibilità di comprensione di quella tradizione millenaria che nel Medioevo era denominata Sophia Perennis. La rinnovata presenza religiosa islamica in Europa, il cui significato non può assolutamente essere sminuito da certe forme di estremismo, riporta all'attenzione degli occidentali il ricordo di cosa fosse una civiltà tradizionale - un tempo presente anche in Occidente -, in cui ogni aspetto dell'esistenza è ricondotto al Principio supremo. Una riflessione su alcuni princìpi tradizionali può quindi essere utile non solo per una migliore conoscenza dell'Islam ma anche per una più profonda comprensione delle altre religioni abramiche.

Questo volume, dedicato allo spirito della città santa di Gerusalemme, documenta gli sforzi degli intellettuali musulmani della CO.RE.IS. Italiana, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, che, parallelamente ad altre attività di collaborazione con strutture accademiche e istituzionali europee, sta costituendo a Milano un istituto di studio e di ricerca ispirato al modello tradizionale dei collegi universitari islamici, una autentica madrasa in Occidente. Tali iniziative, che si inseriscono nel quadro più generale di un'intesa tra lo Stato Italiano e la Comunità Islamica, implicano su di un piano intellettuale la possibilità di aperture fino a qualche tempo fa assolutamente impensabili. Il libro si propone quindi come un utile strumento per promuovere la riflessione sulla realtà spirituale del monoteismo abramico e per favorire il costituirsi di un'autentica intesa, fondata cioè sui principi metafisici, fra i componenti delle differenti religioni che lo compongono, appoggiandosi su quei simboli che costituiscono il "vocabolario" più interiore dell'universo tradizionale.

Gerusalemme è la Città Santa per antonomasia del monoteismo abramico. È la capitale della Terra Santa, fondata dal re Davide nel centro spirituale della Terra Promessa, e costituisce una realtà simbolica che non rimanda a se stessa ma piuttosto alla santità di una storia sacra che ha avuto inizio in Abramo. Questo volume raccoglie contributi di noti studiosi e di rappresentanti ufficiali delle tre religioni che hanno in Gerusalemme il loro centro spirituale. Per meglio comprendere la realtà che la Città Santa rappresenta, gli autori hanno posto l'accento sul suo significato mistico e contemplativo di meta simbolica di ogni pellegrinaggio spirituale: la Gerusalemme Celeste, che misteriosamente si identifica con il Verbo stesso, con la dimora divina, con il Paradiso celeste descritto come Giardino o come Città a seconda che lo si contempli dalla prospettiva dell'umanità primordiale oppure da quella di un mondo che, al momento del raddrizzamento finale, sarà divenuto un'unica sconfinata città; o, ancora, che venga considerato con l'occhio del nomade o del sedentario.

Questo volume, dedicato a Gerusalemme, vuole contribuire efficacemente alla riscoperta del significato profondo della Città Santa (in arabo al-Quds, "la Santa"), significato tanto più importante in quanto solo l'apertura su tale dimensione universale evocata da Gerusalemme, quale luogo di pellegrinaggio comune alle tre civiltà che discendono spiritualmente dal comune Patriarca Abramo, può costituire un potente antidoto alle crescenti incomprensioni fra i popoli e porre un freno alle aberranti conseguenze a cui queste possono condurre.

Peraltro, questa funzione, non solo rituale ma anche intellettuale, di Gerusalemme quale luogo di scambi fra le tre civiltà abramiche non costituisce certo una novità, e quel che si vorrebbe realizzare potrebbe apparire come una riedizione degli scambi spirituali e intellettuali che già si sono avuti ai tempi delle crociate, quando san Francesco incontrava il sultano d'Egitto Malik al-Kamil, o quando l'imperatore Federico II si accordava con lo stesso sultano per permettere la pacifica visita ai rispettivi luoghi santi presenti nella città: il Santo Sepolcro per i cristiani e la Moschea della Roccia (detta anche di `Umar) - in cui è contenuta, secondo la tradizione, la roccia sulla quale Abramo era sul punto di sacrificare il figlio - per i musulmani.

Il tentativo rappresentato da questo volume si vuole dunque proprio inserire in questo quadro, favorendo la riscoperta dei principi intellettuali che soli possono permettere un'intesa non convenzionale, non fondata soltanto sui buoni propositi, ma su di un effettivo riconoscimento della fratellanza spirituale, fra i discendenti di Abramo.

Il materiale raccolto in quest'opera rielabora le relazioni tenute in alcuni convegni organizzati dalla CO.RE:IS. Italiana - Associazione Internazionale per l'Informazione sull'Islam. In particolare, il contenuto del presente volume è costituito da alcuni degli interventi che sono stati tenuti in occasione di manifestazioni tenutesi a Ravenna, a San Remo e a Piacenza nella primavera del 1996.

Il convegno di Ravenna, che si è svolto il 30 Marzo presso il Comune, aveva per titolo: Santi e Cavalieri nel Medioevo Cristiano e Islamico; il convegno di San Remo, che ha avuto luogo il 30 Aprile presso il Teatro dell'Opera, s'intitolava Verso la Terra Santa e costituiva la terza tappa di una serie di incontri dedicati ai principi metafisici - il riferimento ai quali solo può permettere di custodire e misurare l'ortodossia di una forma tradizionale - e al Profeta Abramo, Patriarca del Monoteismo; infine, il convegno di Piacenza è stato organizzato presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore il 22 Maggio con il titolo Gerusalemme, punto di arrivo di crociati e pellegrini, città santa per ebrei, cristiani e musulmani.

Il volume si divide in tre parti: nella prima si espone anzitutto il significato spirituale e simbolico di Gerusalemme nel monoteismo abramico dall'interno delle Rivelazioni ebraica, cristiana e islamica con gli interventi dei rappresentanti ufficiali delle tre religioni. Concludono questa parte un intervento di storia medievale sui rapporti di Bisanzio con Gerusalemme al tempo delle crociate e un intervento storico-artistico sull'architettura sacra dell'Islam; nella seconda parte del volume si rileva il significato interiore di Gerusalemme in relazione alla santità che viene ricondotta al suo principio essenziale: la conoscenza di Dio; la terza parte collega il ruolo di Gerusalemme alla funzione spirituale della tradizione cavalleresca in Oriente e in Occidente, mettendo in rilievo alcuni aspetti - emersi dall'approfondimento dello studio delle relazioni intercorse nel Medioevo fra organizzazioni iniziatiche orientali e occidentali e delle strutture stesse delle opere letterarie e artistiche -, che hanno permesso in questo secolo di superare la vecchia prospettiva storica eurocentrica di matrice illuministica e romantica, in particolare relativamente alla cavalleria e all'opera di Dante.

A questo punto può essere utile una breve presentazione degli autori e degli interventi contenuti in questo volume.

Innanzitutto lo Shaykh Abd al Wahid Pallavicini, autore di due degli interventi qui raccolti, il primo dei quali in apertura di volume. Maestro di una confraternita contemplativa islamica, Presidente del la CO.RE.IS. - Associazione Italiana Internazionale per l'Informazione sull'Islam, Presidente d'Onore dell'Institut des Hautes Etudes Islamiques di Embrun, incaricato ufficiale del Centro Islamico Culturale d'Italia della moschea di Roma presso il Vaticano, membro del Consiglio dei Saggi della Grande moschea di Parigi, lo Shaykh è attivo testimone dei principi della Tradizione Islamica in Occidente da quasi cinquant'anni, ovvero dal momento della sua conversione all'Islam avvenuta nel 1951.

Nell'intervento d'apertura, "Verso la Terra Santa”, lo Shaykh testimonia come la coincidenza geografica in Gerusalemme del Santo dei Santi, del Santo Sepolcro di Cristo e del luogo dell'Ascensione al cielo del Profeta Muhammad (al-mir`aj), cioè proprio la roccia del sacrificio di Abramo, corrisponda alla coincidenza sacrale e genetica delle Rivelazioni ebraica, cristiana e islamica che nel loro comune patriarca Abramo vedono l'origine delle stirpi di Isacco e di Ismaele, suoi figli, dai quali discendono rispettivamente Gesù e Muhammad ( `alayhima as-salam ).

L'intervento di Walter Panetta, del Centro Studi Metafisici di Milano, è il secondo della nostra raccolta. Esso tratta del simbolismo metafisico del pellegrinaggio riferito al ritorno effettivo di tutte le cose al loro principio, Dio. In questo significato escatologico del pellegrinaggio viene pertanto ravvisata la ragione profonda per la quale questo rito, più di ogni altro, apre i fedeli delle differenti comunità a riconoscersi reciprocamente come dovrà avvenire nel Giorno del Giudizio finale. In più, questo intervento raccoglie molti altri aspetti interessanti relativi al simbolismo del pellegrinaggio e in generale a quello di tutti i riti, i quali, in ultima istanza, non sono altro che altrettante forme di pellegrinaggio nella misura in cui conducono a un avvicinamento effettivo a Dio.

Segue poi l'intervento del Rabbino Elia Richetti, Vicerabbino capo della comunità ebraica di Milano. Esso ci offre una brillante e sintetica introduzione alla visione della città di Gerusalemme propria alla tradizione ebraica dai tempi della sua fondazione a oggi, con in più la testimonianza vissuta della diretta conoscenza dei luoghi santi. L'intervento, ricco di citazioni della tradizione rabbinica, è una testimonianza preziosa della dottrina ebraica e del suo insegnamento sapienziale, dal significato primordiale dell'incontro tra Abramo e Melkitzedek alla conquista di Gerusalemme da parte di Re Davide, alla costruzione del Tempio di Salomone, alla sua ripetuta distruzione, fino all'attualità della situazione delicata che oggi circonda le mura della Città Santa.

Il saggio di Monsignor Domenico Ponzini, Vicario episcopale della Diocesi di Piacenza, ci introduce invece al significato del pellegrinaggio in Terra Santa, a Roma, a San Giacomo di Compostella e verso tutti i principali luoghi sacri della tradizione cristiana in Oriente e in Occidente. In poche pagine Monsignor Ponzini conduce il lettore attraverso i secoli, mostrandogli le differenti sfumature che i luoghi, le mete e le modalità del pellegrinaggio assumono nei Padri della Chiesa, in epoca medievale, e infine ai nostri giorni.

Yahya Sergio Yahe Pallavicini, figlio dello Shaykh Abd al Wahid e Presidente dell'Institut des Hautes Etudes Islamiques di Embrun, ci porta la fresca testimonianza di uno dei pochi musulmani italiani d'origine della sua generazione. Nelle sue intense pagine il lettore viene immediatamente condotto dal piano del pellegrinaggio terreno a quello celeste in una sintetica e fulgida trattazione dell'ascensione notturna del Profeta Muhammad fino a Dio, con la vivificazione del simbolismo iniziatico contenuto in questo importante momento della storia sacra dell'Islàm riportato nel Sacro Corano.

Segue quindi il primo dei due interventi di Ahmad Abd al Waliyy Vincenzo, membro della CO.RE.IS. - Associazione Italiana Internazionale per l'Informazione sull'Islam e coordinatore delle ricerche della costituenda Università islamica di Milano. L'intervento del Dott. Vincenzo è dedicato al Cofano di Eraclio, un simbolico cofanetto, che si vuole essere appartenuto a questo grande imperatore orientale contemporaneo alle origini dell'Islàm, all'interno del quale era contenuta fra le altre anche un'icona raffigurante il Profeta Muhammad. Questo cofano è sempre stato considerato dagli autori del passato un potente simbolo del deposito spirituale della Tradizione primordiale, una sorta di "arca" che racchiude le immagini dei Profeti che costituiscono le varie perle della collana che simboleggia l'intero ciclo della Rivelazione. In questo appassionante racconto, in cui il simbolismo è magistralmente ricondotto al suo significato più profondo, vengono portati alla luce per la prima volta per il grande pubblico i dati, a volte dimenticati, di una storia medievale molto ricca e di grande significato per tutti gli uomini di fede.

È poi la volta dell'intervento di Antonio Carile, Preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna e fondatore dell'Università di Ravenna, che introduce il lettore nel mondo bizantino al tempo delle Crociate, periodo storico, questo, nel quale l'Impero Romano d'Oriente e la sua capitale detenevano un ruolo così fondamentale da far sì che Bisanzio fosse vista come la "seconda Gerusalemme".

Conclude la prima parte del volume Paolo Maria Costa, Ordinario di Archeologia Orientale all'Università di Bologna e di Archeologia Islamica all'Università di Ravenna. Grande conoscitore dell'arte e dell'architettura islamica, ha insegnato a lungo a Baghdad, ed è stato insignito per meriti scientifici dell'Ordine civile del Sultanato dell'Oman. Il Professor Costa ci conduce all'interno della moschea penetrandone il significato spirituale che è tutt'uno con l'universalità della tradizione islamica, contribuendo alla formazione di una conoscenza che coglie nella diversità delle forme l'unità dello spirito di cui esse sono l'espressione.

La seconda parte del libro, dedicata alla santità, si apre con un prezioso intervento dedicato all'esposizione della concezione della santità vista nella prospettiva propria alla tradizione islamica. L'autore, Si `Abd al Haqq Ismail Guiderdoni, è un personaggio chiave dell'attuale panorama dell'Islam europeo: di professione astrofisico presso il Centro Nazionale di Ricerca Francese, dirige l'Institut des Hautes Etudes Islamiques di Embrun e da alcuni anni presenta la trasmissione televisiva Connaître l'Islam (che va in onda ogni domenica mattina sul secondo canale francese). Autore di importanti pubblicazioni, è uno degli estensori della Carta del Culto Islamico francese. Del suo intervento vogliamo sottolineare in particolare il richiamo diretto al ricordo di Dio (dhikrulLah) vissuto in ogni momento della vita all'interno del quadro tradizionale islamico più ortodosso come possibilità attuale, anche in Occidente, di una elevazione intellettuale e spirituale verso una santità che le sue parole rendono quasi tangibile.

Vi è poi l'intervento del francescano Padre Paolo Benfenati, che riporta una vivida testimonianza sulla figura dell’Alter Christus, san Francesco, il Poverello d Assisi, che fu così vicino all'Islam, e che, partito per la Terra Santa alla ricerca del martirio, fu invece accolto con deferenza dagli stessi soldati musulmani del campo avversario i quali lo riconobbero e lo ascoltarono con il rispetto che si deve agli uomini di Dio.

Conclude questa seconda parte un ulteriore intervento dello Shaykh Abd al Wahid Pallavicini, che introduce il lettore alla realtà delle confraternite contemplative islamiche, spiegando anche quale sia stata e sia tuttora la loro importanza e come esse costituiscano un baluardo per la conservazione della spiritualità così in Oriente come in Occidente.

L'ultima parte del libro è dedicata alle origini spirituali della cavalleria, la quale era in realtà molto più di quel movimento ideale, per lo più velato di romanticismo, che fa ormai parte della memoria storica dell'Occidente. Interprete di questo simbolismo è Ahmad Abd al Waliyy Vincenzo, il cui secondo intervento è dedicato alla Futuwwah, la cavalleria islamica di origine profetica. La via della Futuwwah, cioè la via della nobiltà del carattere e del comportamento, è così importante nell'Islam che una tradizione profetica riporta: “I Profeti inviati e quelli tra i Suoi servitori, che Egli ha eletto e avvicinato, hanno seguito questa via”.

Chiude il volume l'intervento intitolato Dante e l'Islam di Giuseppe Baudo, membro del Centro Studi Metafisici di Milano. In Italia, paese che riconosce in Dante il simbolo per eccellenza del suo glorioso passato, sono apparsi soltanto ora i risultati di importanti studi compiuti nel nostro secolo che hanno messo in evidenza la funzione spirituale del divin poeta, maestro della confraternita contemplativa dei Fedeli d’Amore, e le sue profonde relazioni con l'Oriente islamico rilevabili nella struttura stessa della Divina Commedia.

Un sentito ringraziamento va a Franco Cardini per la sua Introduzione che prepara sapientemente il lettore a un viaggio attraverso il tempo alla ricerca della Gerusalemme di sempre, quella Gerusalemme che vive al di là dell'apparenza delle rovine e degli edifici carichi di anni nell'attualità di una geografia sacra che non ha ancora esaurito la propria funzione. Gli occidentali, infatti, sono spesso troppo legati all'aspetto esteriore dei luoghi santi, e così vengono colpiti dal poco attaccamento che i popoli nomadi hanno per le costruzioni dell'uomo, che abbattono e ricostruiscono con grande facilità. Il fatto è che per essi l'essenziale è costituito appunto dall'attualità di una geografia sacra che opera di per se stessa nel cuore di quegli uomini che sappiano aprirsi al riconoscimento della presenza spirituale archetipica delle figure profetiche con cui i luoghi privilegiati della loro manifestazione terrena presentano una consonanza perfetta.

Un ringraziamento particolare va infine alla Banca di Piacenza con il suo presidente Corrado Sforza Fogliani, alla Fondazione Flaminia di Ravenna, ai Lyons Club Host, Bisanzio, Dante Alighieri di Ravenna e Valli Faentine di Faenza, a tutti i relatori e ospiti dei convegni che hanno permesso la realizzazione e promozione di questo volume, e soprattutto al pubblico che, numeroso e attento, ci ha dato la possibilità di concepire la sua pubblicazione come coronamento di un periodo di lavoro intenso e significativo.