Al Presidente del
Consiglio dei Ministri
premesso:
• che l’Islam conta
un milione di fedeli in Italia ed è ormai la seconda confessione del nostro paese
per numero di aderenti ma, contrariamente a quanto è avvenuto negli anni
passati con altre comunità religiose e, nel marzo scorso, con l’Unione Buddista
e i Testimoni di Geova, ancora manca un’intesa e non sono neppure iniziate le
trattative con la Commissione nazionale per le Intese istituita presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri;
• che è ormai
generalmente riconosciuta la necessità e l’urgenza di un accordo che tuteli gli
interessi religiosi e culturali di coloro che professano la fede islamica, i
quali sono sia cittadini italiani che cittadini immigrati, dal momento che la
stipula di un’intesa rappresenta l’esito più naturale del processo di
integrazione della comunità islamica nel sistema previsto dall’ordinamento
democratico per il riconoscimento e la tutela dei diritti di religione;
• che l’intesa deve
fornire chiare garanzie di conformità all’ordinamento giuridico e democratico
dello Stato in applicazione all’articolo 8 della Carta Costituzionale, così
come è avvenuto negli anni passati con le comunità ebraiche, valdesi,
evangeliche, avventiste e anche con altre confessioni religiose;
• che la
preoccupazione nei confronti del fondamentalismo islamico non può e non deve
essere estesa a tutti i cittadini di religione musulmana;
• che l’Unione
Islamica in Occidente (UIO) e la Comunità Religiosa Islamica Italiana
(CO.RE.IS.), con il sostegno della principale organizzazione non governativa
islamica, la World Islamic Call Society, hanno preso l’iniziativa di chiedere
formalmente al Governo italiano l’apertura di un tavolo di trattativa per
l’intesa con lo Stato;
• che il Consiglio
Islamico d’Italia, formato solo da alcuni gruppi musulmani, si propone quale
unico interlocutore del Governo nella ricerca dell’accordo, senza garantire
l’effettiva rappresentatività del Consiglio Islamico e la sua autonomia da
influenze e organizzazioni straniere;
• che dal Consiglio
islamico risulta al momento essere stata esclusa proprio la CO.RE.IS., che
riunisce i cittadini italiani musulmani e si propone di favorire la conoscenza
dell’Islam in Occidente in un quadro di armonia tra i princìpi della fede, il
sistema democratico e laico dello Stato e il rispetto delle altre confessioni
religiose, la quale ha completato in data 5 giugno 2000 la presentazione
dell’istanza per il riconoscimento giuridico da parte del Ministero
dell’interno come ente religioso islamico, ai sensi delle leggi n° 1159 del
1929, nn. 516 e 517 del 1988 e della legge n° 101 del 1989; parimenti risulta
essere stata esclusa la UIO, che è stata la prima organizzazione islamica ad
aver operato nel nostro paese e gestisce dal 1982 l’unica scuola di arabo e
civiltà islamica finora riconosciuta dal Ministero della pubblica istruzione;
• che un accordo
dello Stato italiano con la comunità islamica non può escludere i cittadini
italiani che professano la religione musulmana,
si chiede di
sapere:
• se il Governo
intenda garantire la effettiva applicazione, nei confronti dei cittadini di
religione musulmana, dell’art. 8 della Costituzione in termini di rispetto dei
diritti e dei doveri nelle amministrazioni pubbliche in ogni campo della vita
civile e associativa, favorendo la pratica del culto islamico nel rispetto
dell’ordinamento della Repubblica e promuovendo la conoscenza della civiltà
islamica, anche al fine di promuovere il dialogo multi-culturale come un’unica
via che scoraggia le strumentalizzazioni politiche della fede e favorisce la
pacifica convivenza e l’integrazione;
• quale sia la
valutazione del Governo sulla situazione delle ipotesi di accordo con le
comunità islamiche nel nostro Paese e con quali organizzazioni stia avvenendo
il dialogo, che non può prescindere dal problema della rappresentanza dei
musulmani italiani nel rapporto con lo Stato;
• se il Governo
intenda garantire che nella delicata fase delle trattative non si verifichino
discriminazioni ai danni di alcune comunità tra le più rappresentative per
radicamento consolidato nella realtà italiana e per il riconoscimento
internazionale di cui godono, che intendono favorire l’integrazione dei
cittadini musulmani nella vita associativa e nella scuola italiana nel rispetto
della libertà religiosa propria e altrui;
• se non si ritenga
di dover incoraggiare il dialogo con tutte le organizzazioni dei cittadini
italiani musulmani, in particolare senza escludere quelle aventi accertata
democraticità di intenti, atteggiamento aperto e pluralista ed estraneità a
condizionamenti esterni, incentivando la costituzione di centri islamici che
operino nel pieno rispetto delle leggi della Repubblica, in modo da scoraggiare
l’apertura di luoghi di culto abusivi;
• infine se, in
assenza di una rappresentanza unitaria dei cittadini musulmani, non si ritenga
intanto di dover procedere secondo il metodo dei tavoli separati, già
utilizzato nelle trattative con altre fedi religiose e, più recentemente, con i
Buddisti, che hanno stipulato un’intesa con le suddette modalità il 20 marzo
scorso, al fine di raggiungere un’intesa unitaria che abbia i requisiti per
poter essere efficace e accettata da tutte le componenti. (2-01121).
DE LUCA Athos,
CORRAO,
CRESCENZIO,
D’ALESSANDRO
PRISCO,
LO CURZIO,
MANCONI,
MARCHETTI,
RUSSO SPENA
SALVATO,
SARTORI.