IL MERIDIANO, 1 aprile 2007
Una guida
nell’Islam italiano
Roma - La Co.Re.Is. si candida a un ruolo di guida
nell’Islam italiano, ma quali sono le sue caratteristiche e struttura? Lo
spiega il responsabile dei giovani dall’associazione, Adam Cocilovo.
Qual è
il lavoro finora compiuto dalla Co.Re.Is. con le istituzioni?
“Il
ruolo istituzionale della Co.Re.Is. è riconosciuto da anni dall’Isesco
(organizzazione per l’educazione, le scienze e la cultura islamica), che ha
nominato il nostro vicepresidente capo del consiglio per l’educazione e la
cultura in Occidente, e da ministri in Tunisia ed Egitto, dove è stato invitato
dal Mufti del Cairo e dal rettore della prestigiosa università di al-Azhar.
Personalmente collaboro ai lavori della consulta interreligiosa presso il
ministero delle politiche giovanili. Abbiamo presentato dal 1997 una richiesta
d’intesa, e siamo in attesa di riconoscimento giuridico come ente morale per il
culto, così da poter esercitare la funzione di intermediazione tra musulmani e
Stato italiano ”.
Come si
caratterizza la Co.Re.Is. nel dialogo interreligioso che si è avviato in
Italia?
“Il nostro presidente ha
partecipato nel 1986 all’incontro interreligioso ad Assisi, e siamo stati
presenti con una delegazione all’incontro “imam e rabbini per la pace” a
Bruxelles e Siviglia. Da anni promuoviamo iniziative culturali, di confronto e
approfondimento tra diversità e minoranze, abbiamo collaborazioni con
l’assemblea rabbinica e le chiese ortodossa e protestante”.
Voi radunate
soprattutto musulmani italiani. Quali sono le differenze tra l’Islam “italiano”
e quello degli immigrati?
“La Co.Re.Is. è costituita per
lo più da musulmani italiani, per la maggior parte convertiti all’Islam. Come
si può intuire la conversione comporta un approfondimento ed una conoscenza
della tradizione islamica che a volte può essere dimenticata da chi, musulmano
di nascita, rischia di vivere l’appartenenza religiosa confondendola con
un’identità etnica culturale. Non vi sono in principio due Islam, la differenza
sta nella chiarezza e sincerità di una pratica religiosa, che come tale non può
essere pretesto per rivendicazioni territoriali, politiche o di altra natura ”.
Quali
sono i vostri rapporti con le altre organizzazioni islamiche e in particolare
con l’Ucoii, che qualcuno vorrebbe fuorilegge?
“Abbiamo ottimi rapporti con il
“centro islamico culturale in Italia” e con altre associazioni di musulmani
immigrati, mentre non abbiamo e non vogliamo avere rapporti di nessun genere
con l’Ucoii. Pensiamo che sia legittimo fare rivendicazioni politiche, sul
modello dei “Fratelli Musulmani” in Nord Africa, ma in questo caso si tratta di
costituire un partito e non un’associazione religiosa”.
Di
Filippo Pala