In nome di Iddio il Clemente il Misericordioso

Signore e Signori; voi nobile gruppo che sovrintende l’Università di Yale; voi buone persone che accogliete l’ideale di “A Common Word”, e tutti coloro che stanno lavorando per renderlo una viva realtà.

Vi saluto con la Pace, con il saluto dell’Islam (Sottomissione all’Unico Dio) e dico: Pace sia su di voi, con la Misericordia di Dio e le Sue benedizioni.

Ora dunque questo ideale (cioè “A Common Word”) che ci porta a riunirci, porta in se stesso una precisa traduzione dell’innata condizione di credo che ogni essere umano ha nel profondo, compresi persino coloro che sottostanno all’illusione di definirsi atei, non credendo nell’esistenza di un Creatore.

L’umanità dell’uomo non può essere risvegliata e svolgere il suo compito sacro nella creatura se non quando sia ispirata da questa innata qualità che partecipa della natura divina; una qualità che lo distingue da tutte le altre creature viventi; una qualità che proprio per questa sua natura lo guida alla Conoscenza di Dio, a sottomettersi davanti alla Sovranità Divina, e a sperimentare la gioia del servirLo. Ma questo può avvenire soltanto  quando le nubi delle pulsioni egoistiche e degli interessi ed inclinazioni incentrati sull’io si dissolvano. Finalmente, verrà il giorno in cui queste nubi scompariranno. Per chi è fortunato, questo accadrà prima che il suo tempo in questo mondo si esaurisca, o altrimenti la chiarezza verrà dopo la morte.

Signore e Signori,

L’Uomo porta in sé una sacra realtà discesa da un mondo superiore, una realtà a lungo trascurata e dimenticata dagli scienziati dell’Occidente. Questa realtà è lo Spirito che permea ogni cellula del corpo, e attraverso la quale l’uomo ha la facoltà di esercitare la percezione dei suoi sensi, che trova poi il suo riflesso nella mente, e attraverso cui l’uomo possiede consapevolezza e comprensione. Questa vita donata dallo Spirito si riflette anche nel Cuore, dando corpo alle nostre emozioni.

 Lo Spirito di cui Dio ha scelto di dotare l’uomo, e che Egli mantiene legato alla Sua essenza, è la ragione dell’onore e della nobiltà dell’Uomo, ed è la ragione per la quale Dio comandò agli Angeli di prostrarsi al cospetto dell’Uomo, rappresentato in tutto l’insieme dell’umanità dal suo padre Adamo. Dio afferma nel Sacro Corano: “e quando dicemmo agli Angeli: prostratevi davanti ad Adamo, essi caddero prostrati, tutti eccetto Iblis. Egli si rifiutò per orgoglio, e così diventò miscredente” [Qur’an, Surat Al-Baqarah, 2:34].

Dovremmo sapere, signore e signori, che questo Spirito, fintantoché è separato dal suo originario regno celeste ed isolato in questa prigione corporea, canta il suo canto di nostalgia per il suo Creatore e per la sua casa natia nei mondi superiori dai quali è disceso; esso canta il suo canto indipendentemente dalla forma presa dalla prigione che lo tiene isolato, e indipendentemente dalla scuola di pensiero adottata dalla persona, o dal suo comportamento.

Ma la cosa che intralcia la possibilità per un essere umano di fare esperienza di questo canto spirituale che sgorga dal profondo della sua essenza, è la cortina di fumo dei propri impulsi egoistici e delle pulsioni passionali tramite cui Dio lo ha messo alla prova, come menzionato nel Sacro Corano. La saggezza segreta che sta dietro al perché queste pulsioni  siano state messe in noi è un’importante questione, ma il tempo e lo spazio non ci permettono di fare luce su questa saggezza.

Con questo alla mente, dovremmo sapere che il sacro compito di cui dobbiamo farci carico consiste nel prendere le distanze dalle cacofonie dei nostri bisogni e delle nostre pulsioni in modo da poter ascoltare il canto del nostro spirito e conoscere il suo desiderio. Il modo per fare questo è usare la nostra capacità di riflettere e il nostro intelletto – entrambi i quali sono i frutti dello Spirito – in modo da contemplare con costanza e intensità davanti allo specchio della nostra vera essenza: questo ci rivelerà la nostra vera natura e l’esaltata vera natura dell’Umanità, che è circondata dalle fiamme dei nostri bassi desideri, pulsioni istintuali ed eccessivo egocentrismo.

La contemplazione separerà le espressioni del nostro esaltato Spirito dalla cacofonia dei nostri bassi impulsi istintuali, dandoci un’opportunità di ascoltare la voce del nostro Spirito, in modo da poter sperimentare la gioia di ascoltare il suo canto e le novelle del suo ardente desiderare. Questo a sua volta svelerà la realtà di amore che l’Uomo porta in sé, un amore per il suo Creatore che lo ha creato nella migliore delle forme e lo ha nobilitato al di sopra di ogni altra creatura – l’Uno che ha soggiogato per l’uomo tutte le creature intorno a lui e al di sopra di lui affinchè servissero i suoi desideri e le sue necessità.

Da questo amore sboccerà un amore senza limiti per tutte le creature di Dio, e nel fuoco di questo amore le caratteristiche dei basilari tratti dell’ego (come il rancore e l’odio) saranno ripuliti e purificati. La sostanza eterea che ne emergerà sarà trasformata in un essere capace di sacrificare l’io e di dare priorità agli altri rispetto a se stesso. L’intera famiglia umana può convergere allora in un intreccio spirituale che ci innalza tutti insieme alla presenza di Dio, un intreccio che alimenterà la fiamma dell’ardente desiderio per il giorno in cui incontreremo il nostro Creatore e saremo in piedi nella Sua presenza.

Perciò veniamo insieme, fratelli e sorelle, a contemplare profondamente nello specchio della nostra natura essenziale, al fine di riscoprire la nostra vera identità, che è stata smarrita nelle tempeste della discordia e del capriccio individuale. Questo specchio ci mostrerà la nostra realtà e parlerà; siamo tutti - uomini e donne - servi e vicari di Dio; ci muoviamo sotto il giogo del Suo Dominio, e viviamo dentro ai confini del Suo regno, e tutti i nostri viaggi troveranno il loro termine alla Sua presenza. Dio rivela nel Sacro Corano: Tutti coloro che sono nei Cieli e sulla Terra non fanno che ritornare servitori al Misericordioso * Certo Egli li conosce uno ad uno, e li ha enumerati di un giusto conto [1].

Infine, avrei desiderato che queste mie parole potessero uscire dalle mie labbra mentre ero con voi faccia a faccia; avrei così avuto la gioia di incontrarvi sperimentando la gioia di potervi parlare. Ma ahimè ciò non mi è possibile a causa delle mie condizioni. Chiedo a Dio di fare in modo che esse non siano un ostacolo tra di noi in modo che possiamo essere tutti insieme, in modo che i nostri spiriti possano essere uniti al di sopra dello stato di cui ho parlato, e in modo che possiamo tutti cantare insieme, e raggiungere le altezze dell’estasi nell’amore di Dio e il desiderio di trovarci alla Sua presenza.

Termino le mie parole con l’augurio di pace, così come le avevo incominciate con lo stesso augurio di pace: La Pace sia su di voi con la misericordia di Dio.

 

Nell’amore di Dio,

Muhammad Saeed Ramadan Al-Buti

(Rajab 1429 / Luglio 2008)



[1] Corano: XIX, 93-94