Ratzinger, Biffi e i
musulmani: si salvi chi può!
Dopo aver denunciato la strumentalizzazione politica della religione islamica fatta da alcune frange ideologiche panarabe e aver promosso l’esempio di una moderazione e di una coesistenza equilibrata tra la dimensione della fede islamica e il sistema politico, sociale e culturale italiano, la CO.RE.IS. Italiana risponde alle dichiarazioni rilasciate recentemente alla stampa da eminenti rappresentanti della Chiesa Cattolica. La volontà di riaffermare la supremazia della religione cristiana cattolica su tutte le altre fedi (compreso il Cristianesimo ortodosso!), come unica via di salvezza per i popoli, denota un atteggiamento esclusivista e totalitario, ben lontano da quei principi ecumenici che avevano contraddistinto l’iniziativa di Papa Giovanni Paolo II in occasione dell’incontro ecumenico di tutte le religioni ad Assisi nel 1986. A tale incontro il Presidente della CO.RE.IS., lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini, primo cittadino italiano di fede islamica, era stato invitato a partecipare e aveva potuto testimoniare pubblicamente l’augurio che da Assisi si potesse arrivare a una vera Pace nel rispetto e nel riconoscimento della Verità che accomuna tutti i credenti sinceri. Dieci anni dopo la CO.RE.IS. ha ufficialmente presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la proposta di intesa per la tutela dei diritti e dei doveri dei musulmani in Italia (disponibile anche sul sito www.coreis.it), riscontrando un consenso da parte della maggioranza dei giuristi e dei deputati del Parlamento Italiano sulla serena compatibilità tra l’ordinamento giuridico dello Stato e i principi della fede islamica. Si tratta infatti di garantire l’identità dei princìpi essenziali della pratica del culto islamico in un’armoniosa relazione con i principi liberal-democratici dello Stato laico italiano. In quest’ottica, le dichiarazioni del cardinale Biffi esprimono non soltanto una preoccupante confusione tra immigrazione e religione (e come ci si dovrà allora comportare con gli arabi cristiani e con i musulmani italiani?), ma soprattutto una preoccupante sintonia con quel carattere esclusivista che degenera nell’integralismo e alimenta il fanatismo a discapito di qualsiasi vero dialogo civile, pluralista e interculturale. La CO.RE.IS. Italiana, che ha saputo avviare relazioni molto costruttive con le istituzioni rappresentando le esigenze educative dei musulmani presso il Ministero della Pubblica Istruzione e presso il Ministero dei Beni Culturali (Comitato per il patrimonio del Mediterraneo), si augura che le recenti dichiarazioni vaticane non degenerino in una nuova crociata.