Home

Verso la Terra Santa

Prefazione di Ahmad 'Abd al Waliyy Vincenzo

 

La "Terra Santa" è in tutte le tradizioni il luogo di arrivo di un pellegrinaggio, di un viaggio compiuto in nome di Dio piuttosto che in nome proprio. Il pellegrino è infatti uno "straniero", nel senso che si è reso estraneo a questo mondo, che rappresenta solo un percorso, un tragitto verso l'altro mondo. La Terra Santa è quindi quell'istmo in cui le due realtà, di qualità incommensurabilmente differenti, si specchiano l'una nell'altra, quasi toccandosi.

Il pellegrino conduce un viaggio attraverso i mondi ed il suo arrivo in Terra Santa è una anticipazione di quel viaggio interiore che i profeti ed i santi hanno realizzato in vita, modello da imitare per tutti i credenti, archetipo di quel pellegrinaggio che è la vita stessa quando è vissuta in maniera sacrale.

La preparazione al pellegrinaggio in ogni tradizione riveste una notevole importanza spirituale. Nel Medioevo il pellegrino cristiano prima di partire riceveva una particolare benedizione e vestiva il sanrocchino, o pellegrina, tipico abito lungo con mantellina e cappello a larghe falde, insieme al bastone e alla bisaccia. Ancora oggi il pellegrino islamico prima di entrare nella Terra Santa assume lo stato di sacralizzazione indossando due pezzi di stoffa bianca non cucita per coprire le spalle ed i fianchi.

Il pellegrinaggio rituale manifesta sul piano esteriore quel viaggio ininterrotto che è la stessa vita tradizionale. Da un punto di vista interiore, infatti, ogni uomo è chiamato a distaccarsi dai suoi caratteri individuali ed a conformarsi alle qualità di quello Spirito che ci è straniero, dato che ciò che è spirituale è per definizione sovra-personale e sovrumano, poiché rappresenta quella realtà per la quale l'uomo è fatto veramente ad "immagine e somiglianza" di Dio, che è l'unica Terra Santa di cui tutte le altre non sono che un riflesso.

In ogni tradizione ortodossa il rito del pellegrinaggio è incastonato come una gemma preziosa tra le gemme nell'insieme degli atti di culto. Ciò vale anche per quanto riguarda il monoteismo abramico, nonostante che si sia sovente persa questa prospettiva a causa del secolarismo dilagante. La discendenza di Abramo vive sotto il segno del pellegrinaggio verso la Terra Santa: i quarant'anni dell'esodo degli ebrei nel Sinai, i pellegrinaggi a Roma e Compostela, la rifondazione della Casa di Dio alla Mecca da parte di Abramo e di suo figlio Ismaele, capostipite degli arabi. Ma soprattutto Gerusalemme, città santa per tutte e tre le rivelazioni abramiche, è il luogo verso cui volgersi in quell'attesa, che sembra sempre più prossima, della venuta del Messia, come annunciato in tutti i testi sacri soprattutto quelli dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'Islam. Sulla base di questa dottrina, oggi troppo dimenticata, quando non rinnegata in nome di un "principe di questo mondo", i religiosi ortodossi del monoteismo abramico dovrebbero riconvertirsi veramente a Dio.

Se oggi la vita tradizionale appare distorta nella prospettiva dell'appiattimento feticista e psicologico dell'etica o, peggio ancora, in quella rovesciata di un sincretismo dottrinale e rituale, ciò dipende in gran parte dalla mancanza di integrità religiosa, che non è certo integralismo, e di coerenza e profondità intellettuali. Da diverso tempo l’Associazione Italiana Internazionale per l'Informazione sull'Islam e il Centro Studi Metafisici di Milano si sono occupati di presentare adeguatamente la sapienza intellettuale propria del deposito tradizionale delle rivelazioni.

Oggi la preparazione spirituale che manca e di cui bisogna colmare la lacuna non è la pur necessaria conoscenza tecnica dei riti - durante il giubileo romano erano i guidones a guidare i pellegrini, così come ancora oggi i mutawaf della Mecca - ciò di cui vi è assoluta necessità è innanzitutto un'adeguata "dottrina della conoscenza" che sia scevra da contaminazioni di ideologie e concezioni moderniste, poiché è la conoscenza di Dio ad essere l'immutabile scopo della vita umana. Ogni ricerca, o pellegrinaggio, spirituale, infatti, per essere reale deve corrispondere ad una presa di coscienza dell'assolutezza della Realtà, che è Dio stesso; se non ci fossero i veli rappresentati dai pregiudizi psicologici e caratteriali, si vedrebbe questa Verità nella sua dimensione universale: questa è la vera "realizzazione spirituale" della quale è sempre più difficile distinguere la "verità" dalle sue "contraffazioni".

La confusione che si vede ormai da ogni parte nel mondo induce sempre più ideologi senza scrupoli a servirsi della religione per fini politici, non solo in maniera sotterranea, ma sempre più adducendo una sorta di legittimità di principio, o una presunta matrice "violenta" delle religioni. E' opportuno allora ribadire alcuni principi tradizionali circa l'impossibilità che la religione sia "violenta", dato che "violenza" significa etimologicamente "violazione" di una norma sacra e quindi vi è veramente "violenza" solo al di fuori delle religioni. Occorre quindi presentare in maniera corretta quelle che sono le relazioni tra "l'Autorità spirituale ed il potere temporale", vale a dire i modi in cui si manifesta la piena conformità di una Tradizione alle norme di origine divina che ne regolano la vita, interiore ed esteriore.

Tra queste vi sono quegli aspetti, molto delicati, che riguardano la "conversione" ad una nuova tradizione rivelata, a patto che questa sia naturalmente ortodossa e soprattutto successiva alla propria, poiché solo così potranno essere integrati tutti i supporti spirituali, evitando in tal modo l' "apostasia", il cui significato non è altro che "volgersi indietro". Il riconoscimento della successione dei profeti, degli inviati di Dio, corrisponde quindi, piuttosto che ad una conversione, ad una vera e propria "convergenza", per usare le parole di René Guénon, uno dei primi occidentali, in questo secolo, che ha espresso la questione in tutta la sua valenza metafisica.

La generale confusione sulla realtà delle Rivelazioni è oggi spesso il risultato di un dibattito teologico sempre meno indirizzato alla comprensione, all'intelligenza della dottrina tradizionale, e sempre più utilizzato per conferire una sorta di pseudo dignità sacrale a teorie e ideologie atee, quando non dichiaratamente anti-tradizionali, come la storiografia marxista, la psicanalisi e la fenomenologia. Si rischia di rimanere intrappolati in una sorta di giungla di concezioni ormai strappate da ogni significazione intellettuale e usate puramente come strumenti per agire sull'immaginazione collettiva. Basti pensare all'uso sempre più emotivo e nebuloso di termini come "amore" e "pace" - come se lo stesso Cristo non avesse messo in guardia dalla pace "come la dà il mondo" - o all'utilizzo, nell'esposizione della dottrina religiosa, di dualismi schizofrenici come il binomio "io" e l' "altro", di fatto una sorta di parodia di quella vera sintesi spirituale rappresentata dalla theosis o deificatio, testimoniata da quelle organizzazioni contemplative presenti fino al Medioevo in Occidente, ed ancor oggi esistenti nel mondo islamico.

Tali strutture sono le depositarie delle necessarie influenze spirituali, dei fondamenti dottrinali e metodologici, e della maestria che possono permettere agli uomini di cimentarsi in una via di "santificazione" che, in ogni tradizione, è rappresentata dalla imitazione di quel modello di spiritualità universale costituito dai profeti. Come essi hanno realizzato in vita l'unione mistica in Dio, così anche coloro che in tutte le epoche si comportano da loro veri "compagni", o "apostoli", possono ambire a conformare la propria anima alle qualità divine, di cui i profeti sono uno specchio perfetto, estinguendo la propria individualità nella contemplazione di Dio, cosa ben diversa dalla concezione nichilista della filosofia moderna. Trasfigurati dalla luce divina i santi sono in comunione con Lui in tutti i momenti della vita, poiché l'intera esistenza diventa in pratica l'espressione della lode e della conoscenza di Dio.

Tutti i profeti sono dunque aspetti equivalenti della discesa di uno stesso Verbo divino, per il quale essi sono l'uno per l'altro come fratelli. Ognuno di essi ha così conosciuto e riconosciuto la missione di quelli precedenti ed annunziato quella dei profeti successivi, regola che costituisce quasi un segno della loro regolarità ed ortodossia. E' così che partendo da "Abramo, Patriarca del Monoteismo" e capostipite tramite Isacco del popolo ebraico e tramite Ismaele di quello arabo, si può vedere "Mosé secondo i Vangeli", così come "Gesù nell'Islam", anche se pochi sanno in Occidente non solo della venerazione dei musulmani verso la Vergine Maria e il figlio suo, di cui è attesa la seconda venuta escatologica, ma anche della presenza nell'Islam di una profonda dottrina sapienziale concernente colui che Dio chiama nel Corano il "Figlio di Maria", emblematica omissione della kunia paterna, vale a dire dell'indicazione tradizionale del nome del padre subito dopo quello del figlio.

Infine, in una prospettiva trascurata in Occidente ma ben nota all'Ebraismo e al Cristianesimo orientali, si è illustrato l'annuncio del "Profeta Muhammad nella Bibbia, riportando il senso della chiusura del ciclo attraverso il sigillo dei profeti, venuto a portare l'ultima testimonianza del messaggio divino nel mondo.

Questo volume raccoglie gli interventi pronunciati nei martedì letterari del Casinò di Sanremo del 30 ottobre e del 28 novembre 1995, intitolati rispettivamente "Metafisica e Realizzazione spirituale" e "Abramo, Patriarca del Monoteismo". Il titolo scelto per questa edizione, "Verso la terra Santa", esprime sinteticamente l'intenzione degli autori di contribuire alla preparazione intellettuale di chi voglia effettivamente vestire gli abiti del pellegrino per un viaggio che può toccare dei luoghi santi o che, soprattutto, può essere compiuto verso quel centro, quel riflesso divino costituito dal cuore, dal centro spirituale di ogni essere umano, in cui risiede la Presenza divina.

Desideriamo ringraziare il Commissario Prefetto del Casinò di San Remo, dottor Filippo Fiorello, ed il dottor Ito Ruscigni per aver ospitato questa manifestazione che ha previsto all'interno dei consueti "martedì letterari" la possibilità di un incontro tra vari rappresentanti di diverse confessioni religiose, centri di studi tradizionali e istituzioni di orientamento accademico.