L'INTESA CON LO STATO ITALIANO

PROPOSTA D'INTESA-IL TESTO         COMITATO GIURIDICO

«Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze»

 

«Sappiamo che l'Islam ci impone per legge di comportarci secondo l'ordinamento giuridico dello stato che ci ospita, sia questo il nostro, o sia di adozione[...]. Ciò di cui siamo sicuri è il fatto che la nostra adesione sincera all'Islam non ha in alcun modo alterato la nostra identità di cittadini italiani, e possiamo pertanto costituire, per i nostri correligionari  immigrati, l'esempio di una vera "integrazione" dovuta alla nostra integrità religiosa»

 

(art. 8 della Costituzione della Repubblica Italiana) (Sheykh 'Abd al-Wahid Pallavicini -Presidente CO.RE.IS. Italiana, intervento alla conferenza stampa in occasione della richiesta di apertura delle trattative per l'intesa su tavoli separati promossa dalla CO.RE.IS. Italiana nell'aprile 2000)

L’Islam rappresenta ormai anche in Italia, come nella maggior parte degli stati europei, la seconda religione per numero di praticanti. Alcuni aspetti rendono tuttavia il quadro italiano degno di un particolare rilievo rispetto agli altri paesi. Ecco i principali:

L’Italia è uno degli ultimi paesi ad avere avuto una massiccia immigrazione, ma è anche il primo in cui si è costituita una comunità islamica autoctona, composta cioè da musulmani italiani d’origine. Se la presenza immigratoria è quindi la più giovane e acerba (fino a tempi recenti gli immigrati in Italia raramente superavano i trent’anni di età), la comunità di musulmani italiani si è trovata a dover assumere la responsabilità di una “rappresentanza” dell’Islam, soprattutto nei confronti dell’autorità pubblica e dei cittadini italiani non musulmani. In Italia si assiste, quindi, a un primo esempio positivo e tradizionale di Islam europeo.

Lo stato italiano, in virtù della presenza sul suolo nazionale del Vaticano, ha sviluppato una costituzione unica tra quelle dei paesi occidentali, poiché ispirata al principio che lo stato può riconoscere comunità religiose e stabilire con esse intese su base religiosa e cultuale. Finora l’Italia ha stabilito intese con la confessione cristiana cattolica, con diverse confessioni protestanti e con la comunità ebraica. La presenza all’interno della comunità islamica in Italia di correnti ideologiche manifestamente dirette alla strumentalizzazione politica e all’esclusivismo confessionale ha senz’altro reso più complicati i rapporti con le autorità pubbliche, ma resta sempre aperta, e necessaria, la possibilità di un effettivo riconoscimento ufficiale dell’Islam. In base ad esso potrebbe venire sancito concretamente il diritto alla pratica rituale islamica, all’insegnamento islamico pubblico e privato e all’apertura e al finanziamento di luoghi di culto per i musulmani.

Nell'aprile 2000 la CO.RE.IS. Italiana ha preso l'iniziativa  di richiedere alla Commissione per le Intese presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri l'apertura di trattative secondo le modalità già seguite con successo dall' Unione Buddista.

Coerentemente con quanto già ribadito nella proposta d'Intesa presentata ufficialmente al Governo nel 1998, la CO.RE.IS. Italiana si auspica che possano aderire al proprio tavolo di trattative altre organizzazioni che non prescindano dai caratteri di correttezza e trasparenza che una vera integrità religiosa impone.

In tal senso, e per evitare ogni equivoco, si rendono noti fin d'ora quei principi che la CO.RE.IS. Italiana intende seguire nei rapporti con lo Stato:

 

Permettere la pratica del culto islamico in Italia nel pieno rispetto dell' ordinamento della Repubblica

 

Evitare la politicizzazione dell' Islam e delle organizzazioni che tutelano gli interessi religiosi della comunità islamica

 

Impedire la strumentalizzazione della religione e il suo coinvolgimento all'interno di problematiche economico-sociali o immigratorie

 

Scoraggiare l'apertura di luoghi di culto abusivi e incentivare la costituzione di centri islamici che operino nell'ambito delle leggi sello Stato

 

Favorire l'integrazione degli studenti musulmani nella scuola italiana, rispettando la libertà religiosa, propria e altrui, e superando le barriere culturali e le ghettizzazioni

 

Promuovere le conoscenza della civiltà islamica nelle scuole superiori e nelle università

 
«L'aver consentito, a Roma o a Catania, la costruzione di alcune moschee, non è certo sufficiente per garantire ai musulmani che vivono in Italia i fondamentali diritti in materia religiosa. Anche alla lucedei precedenti storici e dei contenuti ideologici della religione islamica, occorre rapportarsi a questa realtà con animo liberale e senza alcun preconcetto ma anche senza quella superficialità e indeterminatezza che ha caratterizzato fino ad ora la legislazione italiana sui culti.» leggi la proposta di intesa «La Repubblica italiana prende atto che la Religione islamica poggia su cinque pilastri fondamentali. Il primo, costitutivo dell’atto stesso di adesione all’Islâm, consiste nella Testimonianza di Fede per la quale “non v’è Dio se non Iddio, e Muhammad è l’Inviato di Dio”. Il secondo è rappresentato dalla Preghiera rituale. Il terzo dalla Elemosina rituale. Il quarto pilastro è costituito dal Digiuno nel mese di Ramadan. Il quinto dal Pellegrinaggio alla Mecca.»
(prof. Mario Tedeschi - Docente di Diritto Canonico ed Ecclesiastico Università "Federico II" di Napoli, intervento alla conferenza stampa in occasione della richiesta di apertura delle trattative per l'intesa su tavoli separati promossa dalla CO.RE.IS. Italiana nell'aprile 2000) (dalla proposta d'Intesa tra la Repubblica Italiana e la comunità islamica in Italia promossa dalla CO.RE.IS. Italiana : art.2, i Pilastri della Religione Islamica)