Auguri per i suoi 90 anni, Shaykh Abd al Wahid Pallavicini

20160502

  

Compie novant’anni un testimone d’eccezione del ‘900 della civiltà islamica orientale e del mondo europeo.

Lo Shaykh Abd al Wahid Pallavicini ha percorso instancabilmente i poli da Oriente a Occidente dopo essere sfuggito alla fucilazione da parte dei fascisti, al termine della seconda guerra mondiale. La sua determinazione a cercare una vita profondamente spirituale gli ha fatto incontrare forse l’ultima generazione di grandi maestri del sufismo islamico a Istanbul, Gerusalemme, Il Cairo, Fes fino al Sud Est asiatico. La sua conversione all’Islam nel 1951 lo ha posto in una posizione, talvolta scomoda, di raccordo tra mondi ed epoche diverse, diventando, senza volerlo, uno dei grandi «convertiti» della nostra epoca. Proprio adesso che le conversioni all’Islam avvengono per ragioni rivoluzionarie e non spirituali, è utile ricordare chi, ancora ben presente tra noi, conosce a fondo questi temi.

Lo Shaykh Abd al Wahid ha approfondito il mondo cosiddetto «tradizionalista» occidentale che in Italia si è formato intorno alla figura molto discussa di Julius Evola, traduttore italiano del metafisico francese René Guénon. Proprio questa conoscenza è stata usata da più parti per screditare l’ortodossia islamica di Pallavicini riconosciuta, invece, da un grande sapiente musulmano come Titus Ibrahim Burkhardt.

Pioniere del dialogo interreligioso a livello nazionale e internazionale, lo Shaykh Pallavicini nei suoi 65 anni di predicazione, ha continuamente richiamato a una «messa in coerenza» della propria vita tramite l’intuizione intellettuale della presenza del Dio Unico, che gli uomini di tutte le grandi religioni ortodosse dell’umanità hanno adorato, e adorano, pur chiamandolo con nomi diversi.

Quando negli anni ’80 lo Shaykh Abd al Wahid ha ispirato la costituzione di diverse associazioni di musulmani in Italia e in Francia, impegnate in campo religioso e educativo, come il Centro Studi Metafisici, l’Institut des Hautes Etudes Islamiques, la Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS) apriva una via per un Islam europeo.

Anche se le difficoltà della vita sono state numerose, da buon maestro, Abd al Wahid non si è perso nella sterile denuncia degli errori e dei peccati molteplici del nostro mondo bensì con la sua maieutica, ha sempre ritrasmesso il gusto dello slancio verso Dio, così tanto necessario ai nostri giorni.  Carissimi auguri allo Shaykh Abd al Wahid Pallavicini per i suoi novant’anni che rappresentano la speranza e la forza di una comunità di musulmani italiani giunta alla terza generazione.