Religious culture and shared human values – La nostra comune responsabilità nel rispetto della natura e del mistero del Sacro

Buenos Aires

Buenos Aires, 18-19 September 2015
International Conference
Promoting a Culture of Mutual Respect and Human Solidarity among the followers of Religions

La nostra comune responsabilità nel rispetto della natura e del mistero del Sacro

Imam Yahya Pallavicini

Eminenza Cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso,
Eccellenza Dr. Abd al-Aziz Uthman Al Twaijri, direttore generale dell’ISESCO,
Stimato collega Dr. Muhammad Yusuf Hallar, segretario generale dell’OIPALC, Organizzazione Islamica per l’America Latina e i Caraibi,

Cari fratelli e sorelle,
vi saluto con l’augurio di Pace e Misericordia al-salamu alaykum wa rahmatAllah e vi ringrazio per il gentile invito e la generosa accoglienza e ospitalità.
Questi termini, gratitudine, invito, accoglienza e ospitalità, sono termini che riflettono una educazione e una cultura religiosa. Ogni credente cristiano e musulmano da secoli viene educato in Argentina, in America Latina, e nel resto del mondo occidentale e orientale a rispettare e testimoniare gratitudine, invito, accoglienza e ospitalità. «Whoever believes in God and the Hereafter should honor his guest», says Prophet Muhammad.

Cristiani e musulmani sono grati a Dio per il dono della vita e per il mistero del suo miracolo. I genitori cristiani e musulmani sono grati a Dio per la loro discendenza ed educano da secoli i propri figli e fedeli alla gratitudine del Signore e al rispetto della sacralità della vita e della dignità dell’uomo.
Cristiani e musulmani si invitano a vicenda alla fratellanza, all’accoglienza e all’ospitalità dell’altro consapevoli che siamo tutti ospiti di un mondo dove la nostra comune responsabilità di gestione e di amministrazione coincide con il servizio e l’adorazione di Colui che ci ha creato, come riporta una tradizione profetica, «a immagine del Misericordioso».
I maestri ci insegnano che la pratica virtuosa della fratellanza e della collaborazione costruttiva e solidale è una naturale applicazione di questa educazione religiosa ma è anche la naturale declinazione della nostra identità di credenti che sanno riconoscere i segni di Dio nel mondo e nell’umanità. Recita il Sacro Corano: «O mankind! We created you from a single (pair) of a male and a female, and made you into nations and tribes, that ye may know each other (not that ye may despise (each other). Verily the most honoured of you in the sight of Allah is (he who is) the most righteous of you. And Allah has full knowledge and is well acquainted (with all things)».
Ciò che accomuna i cristiani e i musulmani è la comune sensibilità spirituale che nutre la prospettiva della cultura e della cittadinanza. La cultura dei credenti è ispirata dall’educazione religiosa e dalla fede nel Creatore della vita, del mondo e dell’umanità. Recita il Sacro Corano: «And you will find the nearest of the people in affection to the believers those who say, “We are Christians.” That is because among them are priests and monks and because they are not arrogant».
Sono particolarmente onorato di dare una testimonianza in questa terra che Papa Francesco ha chiamato “la fine del mondo” e che ci richiama a fare attenzione ai segni escatologici del mondo che finisce e che non deve tradire la sua natura e il fine ultimo per il quale è stato creato.

Purtroppo, in ogni secolo alcuni ideologi disonesti cercano di alterare la cultura religiosa e la responsabilità di vicari di Dio sulla terra con una interpretazione settaria, esclusiva o, al contrario, secolarizzata e profana. I valori religiosi e l’universalità della fede vengono così artificialmente fatti coincidere con una sola forma confessionale o, al contrario, la vita viene reinterpretata prescindendo da ogni riferimento al divino e alle vie spirituali e agli insegnamenti dei maestri di ogni tradizione religiosa che risalgono ai Profeti e ai messaggeri di Dio. Questa “cultura” nichilista e materialista, che vede la società solo come un mercato dei consumi senza equilibrio ha progressivamente modificato la percezione dell’uomo illudendolo di dover seguire le ambizioni di potere e ricchezza e affermazione dell’ego. Individualismo e indifferenza sembrano essere le conseguenze di questa crisi di valori e di riferimenti alla ontologia della creazione umana e dell’universo.
Recita il Sacro Corano: «Mischief has appeared on land and sea because of (the meed) that the hands of men have earned, that (Allah) may give them a taste of some of their deeds: in order that they may turn back (from Evil)».
A questa degenerazione, ciclicamente, si aggiunge anche l’esclusione di alcune comunità religiose che sembrano vittime di questa “cultura dominante” e vengono discriminate per sapersi mantenere ancora coerenti nei confronti di antichi comandamenti, dottrine, saggezze tradizionali e ritualità che rispecchiano il costante dialogo spirituale e intellettuale tra Dio e l’uomo.
Il caos culturale tra filosofia profana e difesa della propria identità confessionale ha provocato conflitti paradossali persino tra le diverse comunità religiose di maggioranza e di minoranza, come se il compromesso tra potere e religione potesse generare solo un monopolio di un sistema totalitario di governo e di cultura e persino di confessione religiosa.
Le tragiche esperienze di questi secoli hanno forse richiamato cristiani e musulmani a una nuova coscienza e consapevolezza che non si pone in modo conflittuale nei confronti della propria tradizione teologica con artificiose rivoluzioni o riforme, non si contrappone all’arroganza di una ideologia atea e, soprattutto, riscopre il beneficio e la sintonia di una fratellanza più allargata tra i credenti cristiani e musulmani e, in modo differente, sia con gli altri credenti che con coloro che si dicono non credenti ma alla ricerca della Verità e della Pace condivisa.

«You will not be perfect believer untill you do not love for your brother what you love for yourself», says Prophet Muhammad.
«All God’s creatures are His family; and he or she is the most beloved of God who tries to do most good to God’s creatures».
Mentre in alcune regioni del mondo assistiamo alla strumentalizzazione dell’identità confessionale come presunta giustificazione alla violenza fratricida, in tutto il mondo si moltiplicano iniziative che, dallo storico incontro del 1986 ad Assisi promosso da San Giovanni Paolo II, vedono autorità religiose autentiche, teologi illuminati, intellettuali onesti, semplici fedeli e cittadini attivamente coinvolti nella coesione sociale, nel rispetto reciproco, nel dialogo interreligioso e nella solidarietà. La voce e il riscontro delle opere pie di questi uomini e donne non sembra così rilevante davanti alle immagini drammatiche di criminali e vittime ma sono, in realtà, l’antidoto alla barbarie della violenza e rappresentano la speranza concreta di una prospettiva sana e santa della vita dell’uomo sulla terra.
Ad alimentare questa evidenza contribuiscono da secoli le saggezze popolari, i teologi, i monaci dei vari ordini contemplativi cristiani, i sacerdoti e le suore, i maestri e i discepoli delle varie confraternite islamiche, le associazioni di ispirazione religiosa che operano nella società civile soprattutto in ambito educativo e di assistenza morale.
Il valore aggiunto di questo lavoro qualitativo che ogni responsabile religioso promuove nel suo campo specifico e nel suo territorio si intreccia provvidenzialmente con il lavoro svolto da altri credenti in altri settori e luoghi diffondendo una cultura religiosa che diventa provvidenzialmente anche cultura interreligiosa quando i membri della comunità cristiana e musulmana si alleano e camminano insieme per il bene comune.
Recita il Sacro Corano: «By (the Token of) Time (through the ages), Verily Man is in loss, Except such as have Faith, and do righteous deeds, and (join together) in the mutual teaching of Truth, and of Patience and Constancy».

La cultura interreligiosa non è mai una perdita delle specifiche identità confessionali e tradizioni teologiche ma rappresenta, in questo mondo globalizzato, una nuova rete di comunicazione e collaborazione dove la sensibilità per il sacro e la declinazione di valori universali di ispirazione fideistica trovano il loro opportuno irradiamento sostenendo e proteggendo l’uomo dalla perdita di valori e di riferimenti tradizionali che rischiano di mettere in crisi la sua identità e il senso della vita stessa.
Il Cristianesimo e l’Islam da secoli, nelle chiese e nelle moschee, nelle parrocchie e nelle università, nelle facoltà teologiche e nelle scuole giuridiche e di orientamento spirituale hanno contribuito non solo allo sviluppo di una istruzione religiosa ma soprattutto al rinnovamento del pensiero e alla salvaguardia di una mentalità “aperta verso l’Alto” diffondendo una cultura che rimane fondamento di elevazione morale per la società occidentale e orientale. Recita il Sacro Corano: «For, Believers are those who, when Allah is mentioned, feel a tremor in their hearts, and when they hear His signs rehearsed, find their faith strengthened, and put (all) their trust in their Lord».
Al centro di questa cultura tesa al ricordo di Dio, alla coscienza della Sua chiamata e alla funzione di gratitudine per essere insieme i Suoi ospiti sulla terra si inserisce la cultura del dialogo interreligioso. In un’epoca di ignoranza della religione e di diffusione di culture alternative che stimolano gli appetiti virtuali e le emotività irrazionali dell’uomo, la cultura interreligiosa restituisce ai popoli la prospettiva di una empatia e di un orientamento alla gestione condivisa del mondo come tempio dello spirito e non come risorsa per l’avarizia e gli interessi individuali.
Recita il Sacro Corano: «O Children of Adam! wear your beautiful apparel at every time and place of prayer: eat and drink: But waste not by excess, for Allah loveth not the wasters».
L’interesse principale del credente musulmano è la realizzazione della Pace interiore ed esteriore e mai della guerra tra popoli e nazioni. Questa Pace è il frutto di una coltivazione di dialoghi e rapporti interpersonali, intra e inter-religiosi e, in tempi di crisi, quando le moderne ideologie si trasformano da alternativa ai sistemi religiosi a strumentalizzazione del sentimento religioso, diventa sempre più importante e urgente coordinarsi e incentivare la cultura e la cooperazione interreligiosa anche per proteggere l’autenticità del sacro dalla sua parodia.

Recita il Sacro Corano: «And He helps thee with a powerful help. It is He Who sent down the great Peace into the hearts of the Believers, that they may add faith to their faith; for to God belong the Forces of the heavens and the earth; and God is Full of Knowledge and Wisdom».
Infatti, c’è in gioco non solo la sopravvivenza di alcune nobili vite umane e il destino di alcune regioni della terra ma soprattutto il respiro di una cultura religiosa e interreligiosa come elemento qualificante dell’uomo e della donna. Non si vorrebbe infatti che l’estremismo di matrice confessionale provocasse per contrapposizione un estremismo peggiore come quello della negazione della matrice religiosa e interreligiosa dalla cultura dell’umanità.
Recita il Sacro Corano: «That Home of the Hereafter We shall give to those who intend not high-handedness or mischief on earth: and the end is (best) for the righteous».
Che uomo sarebbe un uomo privato della sua cultura, un uomo al quale si esclude la cultura come espressione della sua fede in Dio, una umanità alla quale si nega il concorso straordinario del dialogo interculturale e interreligioso come fondamento essenziale della cultura del mondo e della vita stessa?
Ciò che la dottrina islamica e cristiana insegnano da secoli all’umanità è la condivisione di valori che permettono di riconoscere la relazione profonda tra Dio, l’uomo e l’universo, ispirando il valore simbolico ed effettivo del rapporto tra mondo interiore e mondo esteriore, mondo superiore e mondo terrestre, come ricollegamenti cosmologici e ciclici tra l’ambiente dello spirito e la natura della manifestazione.
Un grande santo musulmano, lo shaykh Muhyiddin Ibn ‘Arabi, diceva: «Proprio come l’uomo è centrale nell’universo in quanto vicario di Dio sulla terra, come microcosmo del macrocosmo, allo stesso modo, l’anima è centrale nell’essere umano ed è vicario di Dio dentro di noi». Il contributo delle religioni aiuta l’uomo ad agire in corrispondenza con questa prospettiva di unione e progresso spirituale che permette di conseguenza la ritrasmissione di una armonia tra le genti e nella cura delle risorse della terra.

Anche la recente enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco rappresenta per noi musulmani un richiamo ad una responsabilità condivisa e ad un rispetto per la natura dell’uomo e del mondo come riflesso dell’ordine di Dio.
In conclusione, come ci è capitato di testimoniare di recente accanto ad un rabbino di Roma nella giornata europea della cultura ebraica, il dialogo e l’ecologia non hanno nulla a che fare con il sincretismo o il vegetarianesimo. Facciamo attenzione a quelle correnti pseudoculturali che vorrebbero ridurre le religioni solo a “buoni sentimenti” o ad un “melting pot”, privandoci del patrimonio della tradizione e delle provvidenziali specificità dogmatiche. Le nostre radici dovranno essere ben salde per evitare artificiose creazioni ambientaliste che tentano di modificare la realtà o l’estetica pur di non seguire la Via maestra, quella della disciplina spirituale e della pacificazione dell’anima che i nostri maestri e testi sacri ci insegnano.
Dobbiamo fraternamente difendere la natura del sacro e la natura del mistero che è all’origine e all’essenza delle nostre rispettive culture religiose e vie di contemplazione e adorazione di Dio. Solo nella fedeltà a questo Principio sapremmo insieme interpretare altrettanto misteriosamente e efficacemente la scoperta dell’universo di Dio che è dentro ognuno di noi e intorno a noi.
Recita il Sacro Corano: «We will show them Our signs in the horizons and within themselves until it becomes clear to them that it is the truth. But is it not sufficient concerning your Lord that He is, over all things, a Witness?»

Vi ringrazio e vi saluto con l’augurio di Pace e Bene, al-salamu alaykum

Imam Yahya Pallavicini