Solidarietà Musulmana

Roma, 31 Marzo 2017 Santuario del Divino Amore

Incontro CEI – Comunità musulmane in Italia

La pietà e l’amore, chiavi per la solidarietà tra i credenti

Innanzitutto desidero trasmettere a nome di tutti i musulmani e le musulmane il nostro ringraziamento all’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della CEI Conferenza Episcopale Italiana per il gentile invito e l’organizzazione di questi due giorni di studio e di confronto sul tema della Solidarietà.

Oggi è il primo venerdì del mese del calendario islamico di Rajab e i nostri imam hanno presentato un sermone sulla sacralità di questo mese particolarmente dedicato ad Allah, secondo un insegnamento del profeta Muhammad, la pace e la benedizione siano su di lui. Così, trovarci al Divino Amore rappresenta proprio una particolare ispirazione di confronto nell’amore di cristiani e di musulmani per Dio, in questo nostro mese benedetto e in ogni istante delle nostre vite.

Inoltre, la devozione di questo santuario alla santità della vergine Maria, Maryam nel sacro Qur’an, è un ulteriore elemento di comunione e di convergenza molto significativo.
Per cercare di introdurre il senso della Solidarietà nella dottrina islamica ho messo a confronto parti di due versetti della Rivelazione di Allah nel Corano:

Surat al-Ma’ida, la Tavola imbandita, capitolo 5, versetto 2:
“Voi che credete, non profanate i riti di Dio, né il mese sacro, né le vittime sacrificali, né le loro collane, né quelli che si dirigono alla casa sacra cercando un favore da parte del loro Signore e il Suo compiacimento, cacciate quando tornerete in stato ordinario. Ma l’odio contro un popolo che vi ha escluso dal sacro Tempio non vi spinga a trasgredire, invece siate solidali (ta’awanu) l’un l’altro nella pietà (al-birr) e nel timore di Dio (al-taqwa) e non siate complici (ta’awanu) l’un l’altro nel peccato e nella prevaricazione. Temete Dio, Dio castiga violentemente”.

Il termine che può avvicinarsi al concetto di solidarietà viene in questo versetto ripetuto due volte con il verbo arabo ta’awana che indica la collaborazione tra persone. Quando questa collaborazione viene condivisa nella pietà e nel timore di Dio allora assume la virtù di una solidarietà religiosa e unisce i vari credenti tra loro. Quando invece la collaborazione viene strumentalizzata nel peccato e nella prevaricazione allora si modifica in una complicità perversa.

Quindi la solidarietà tra credenti cristiani e musulmani si basa sulla comune intenzione di perseguire insieme un bene e una coerenza utile al servizio della fede e delle responsabilità in questo mondo. Diversamente, la solidarietà priva di questa attenzione e sensibilità rischia di manipolare la collaborazione in una complicità che degenera nel disordine e nella violenza. Cristiani e musulmani dovranno dunque richiamarsi vicendevolmente a questa coerenza religiosa della solidarietà che esprime un valore ben più profondo di un sentimento vuoto o di un comportamento personale ma rappresenta una benedizione di collaborazione fraterna e una complementarietà nelle azioni corrispondenti. Queste ultime possono assumere metodi e forme differenti rispettando linguaggi e possibilità legate alle differenti identità e sensibilità di ogni credente cristiano e musulmano. Allora la solidarietà diventa un “patto sacro” che unisce i credenti in un vincolo di vicinanza, difesa e sviluppo nel Bene comune.

Surat al-Baqarah, la Vacca, capitolo 2, versetto 177:
“La vera pietà (al-birr) non è volgere il volto verso oriente o verso occidente, la vera pietà è quella di chi crede in Dio e nell’ultimo giorno, negli angeli, nel libro e nei profeti, di chi dona dei propri beni per amore Suo ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti e ai mendicanti e per il riscatto dei prigionieri, è quella di chi compie la preghiera e paga l’elemosina e tiene fede al patto dopo averlo stipulato, di chi è paziente nei dolori, nelle avversità e nei momenti di tribolazione. Ecco quelli che sono sinceri (alladhina sadaqu), ecco quelli che temono Dio (al- muttaqun)”.
In questo versetto il soggetto è la pietà (anche bontà, obbedienza, sincerità), al-birr, termine che abbiamo trovato nel versetto commentato in precedenza come prima precondizione per la nobiltà della solidarietà e della collaborazione tra credenti.

Il primo livello della pietà si manifesta nella coerenza di fede in Dio, nell’ultimo giorno, negli angeli, nel libro e nei profeti. A questo alto livello di pietà spirituale possono riconoscersi, seppure in forme differenti, i credenti musulmani, cristiani ed ebrei, fedeli del monoteismo in Abramo. Partendo da questa sintonia di fede, i credenti musulmani, cristiani ed ebrei trovano le naturali conseguenze pratiche e declinazioni in vari campi di attuazione della solidarietà fraterna: ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti, ai mendicanti, al riscatto dei prigionieri. Secondo i maestri musulmani si tratta del secondo livello della pietà spirituale, quello che corrisponde all’irradiamento dei benefici del servizio nei confronti del prossimo il cui bisogno assume forme differenti che richiedono una scienza sempre particolare.

Essere solidali con i parenti implica il rispetto dei genitori, degli anziani e dei giovani, dei fratelli e delle sorelle, sia coloro che appartengono alla famiglia di sangue ma anche verso coloro che appartengono alla famiglia spirituale di ogni comunità religiosa! Essere solidali con gli orfani implica il ricordo della singolarità delle nostre rispettive origini e la coscienza del valore della fratellanza per superare la solitudine, l’abbandono e prevenire l’egoismo. Essere solidali con i poveri corrisponde ad un fondamentale richiamo al valore reale delle cose, dei sentimenti e della fede in Dio. Da questo richiamo ogni credente musulmano è invitato a ridimensionare se stesso e i propri averi e saperi per riposizionare la priorità di una solidarietà verso i poveri che nulla sanno e nulla hanno ma che sono forse credenti puri (hunafa’). Essere solidali con i viandanti e i mendicanti implica la coscienza della ricchezza e complessità delle vie e dei percorsi religiosi dove gli itineranti hanno un forte bisogno di conforto, sostegno e accompagnamento tra una tappa della vita e la prossima. In questo caso specifico, i maestri musulmani introducono spesso l’insegnamento sul simbolismo dell’ospitalità come momento ma anche luogo di solidarietà fraterna. Essi dicono che occuparsi dei mendicanti e frequentare i viandanti permette al credente di uscire dal freddo della propria anima e entrare nel calore del Cuore. Essere solidali per il riscatto dei prigionieri assume infine un duplice significato di “liberazione della schiavitù” e decondizionamento dalle suggestioni ma anche di misericordia e rieducazione di coloro che scontano una pena detentiva per errori e danni alla propria persona e società.

Tutte le categorie di espressione della solidarietà possono essere occasioni di condivisione fraterna sia come testimoni che come destinatari ma il versetto del sacro Corano chiarisce che la donazione dei propri beni deve essere fatta “per amore Suo”, per amore di Dio. La fonte dell’amore per il prossimo e l’efficacia di ogni tipo di solidarietà è concentrata nell’amore per Dio e non si limita al gentile o occasionale altruismo o alla nobile o passionale organizzazione del volontariato.

La terza categoria che si riferisce sempre alla pietà è quella che coinvolge ogni persona e credente. Infatti, dopo la relazione della pietà con i supporti della fede e con la solidarietà verso il prossimo, il versetto del capitolo della Vacca si concentra sulla coerenza del credente nella sua preghiera e carità, nella obbedienza e lealtà religiosa, nella pazienza e determinazione per superare le prove della vita.

Essere in sintonia con la pietà in tutti i suoi livelli e in tutti i suoi campi di servizio permette al credente di essere solidale e coerente con la sua identità religiosa, l’amore per il prossimo e la ragione spirituale: “ecco quelli che sono sinceri (alladhina sadaqu), ecco quelli che temono Dio (al-muttaqun)”. Interessante far notare che la radice del verbo sadaqa è sinonimo di sincerità e di generosità ma anche di amicizia, quasi a farci immaginare tra cristiani e musulmani di riscoprire un grado di amicizia e di solidarietà che è il frutto ma anche l’occasione di una migliore sincerità e generosità, o come dice Papa Francesco, gratuità e fraternità.

In conclusione, una tradizione del Profeta Muhammad, su di lui la pace e la benedizione, dice che “quando tu vedi i credenti nel loro amore reciproco, nel loro affetto reciproco e nella loro misericordia reciproca, essi sono paragonabili ad un solo corpo. Se un membro è colpito, è l’insieme del corpo che sente il dolore e la febbre”. La solidarietà tra cristiani e musulmani consiste anche nel ricordo di uno stesso corpo che unisce le creature, i credenti e i virtuosi; difendere, nutrire e pregare per questo corpo significa saper onorare insieme l’ampiezza del mondo, il miracolo della vita e il mistero di Dio.

Imam Yahya Pallavicini Presidente