Washington Declaration

Washington

 

 

Alleanza di Virtù per il Bene Comune

La Dichiarazione di Washington

7 febbraio 2018[1]

 

 

Quanto sono belli, sui monti,
i piedi di coloro che portano buone notizie,
che annunciano la pace,
che sono araldi di notizie liete,
che annunciano la salvezza. (Isaia 52:7)

 

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!  (Colossesi 3:15)

 

Non sono certo uguali il bene e il male. Respingi il male con un bene più grande e vedrai allora che colui che era a te nemico, diventerà un amico affettuoso. Ma solo coloro che pazientemente perseverano, ricevono questa facoltà; ciò accade solo a chi già possiede un dono immenso. (Corano 41:34-35)

 

 

Il 27 gennaio 2016, a Marrakesh, studiosi e guide musulmane provenienti da dieci dozzine di paesi hanno sancito in una dichiarazione di riferimento che l’oppressione di minoranze religiose è contraria ai valori islamici e hanno richiamato all’eguaglianza della cittadinanza, indipendentemente dalla tradizione di appartenenza, nelle società a maggioranza islamica.

La Dichiarazione di Marrakesh è stata ispirata dalla famosa Carta di Medina che, 1400 anni fa, riconobbe eguali diritti e responsabilità per i residenti di tale Città Santa.

Questa settimana, a Washington, più di 400 delegati rappresentanti delle tre Rivelazioni abramiche si sono riuniti nello spirito di un’altra iniziativa che è andata a buon fine nella Penisola Arabica nel settimo secolo dell’Era Comune. L’Alleanza di Virtù è stata costituita a Mecca ed include nel suo abbraccio il Profeta Muhammad, prima della sua missione, e guide provenienti da una molteplicità di etnie e religioni. L’Alleanza è stata concepita ed implementata per sostenere il ruolo della legge e per assicurare equo trattamento al debole e allo svantaggiato all’interno della comunità di Mecca.

La visione che noi proponiamo ora è di una rinnovata Alleanza di virtù, di natura globale, aperta a uomini e donne di ogni fede, etnia e nazionalità, e dedicata – come la sua antica omonima – ad un’azione congiunta nel servizio per una sostenibile pace, giustizia, compassione e reciproco rispetto.

Noi compiamo questo passo perché crediamo che gli individui e le comunità debbano andare oltre alla mera tolleranza, per dedicarsi ad un futuro nel quale tutti possano prosperare ed in cui tutti, rafforzati dalla fede, possano realizzare una riconciliazione e cercare di guarire le ferite di conflitti e violenze.

Le guide che costituirono l’Alleanza originaria erano pronte a fare questo a causa delle incerte condizioni nella Mecca storica; in modo simile, l’impeto per la nostra Dichiarazione può essere trovato nel travagliato mondo odierno.

Con sincera tristezza, osserviamo che la lotta armata, il terrorismo ed altre manifestazioni di conflitto sono le principali cause di morti di civili, migrazioni di popolazioni, sofferenza di gente innocente e di profanazione di luoghi sacri e di santuari. Rivalità settarie e pregiudizi religiosi contribuiscono in modo significativo e tragico alla violenza la quale – a causa del progresso senza sosta nella tecnologia bellica – porta una minaccia imminente e terribile al benessere di tutta la popolazione.

Nonostante alcuni progressi, restano gravi ineguaglianze nella condizione umana: enormi ricchezze contrastano con povertà profonda, malnutrizione cronica, mancanza di accesso all’educazione, carenze mortali nell’assistenza sanitaria ed un’insensibile indifferenza – anche tra gente esteriormente pia – per il dolore umano.

La pervasività di conflitti, ingiustizia e disagio costituisce un diretto affronto alle aspirazioni delle tre grandi tradizioni di fede alle quali noi – che ci siamo riuniti questa settimana a Washington – aderiamo. Il divario tra le nostre speranze condivise ed un mondo ferito costituisce un avvertimento al quale dobbiamo dare risposta.

Anche se consapevoli delle nostre differenze, siamo chiamati dai valori etici che abbiamo in comune ad imbarcarsi in un nuovo corso ispirato dalla vecchia saggezza, un viaggio che comincia dalla consapevolezza che tutti gli uomini provengono dalla medesima origine, che ciascuno è dotato dal nostro Creatore di intrinseca dignità umana e relativi diritti inalienabili, e che non possiamo amare e servire Dio se noi manchiamo nell’amare anche il nostro prossimo, compresi gli stranieri in mezzo a noi.

Riconoscendo che i nostri valori condivisi sono più importanti delle nostre differenze, e che siamo i più forti quando operiamo insieme, ci impegniamo ad unire i nostri migliori sforzi per favorire l’unità dove c’è discordia, aiutare il povero, favorire il debole, guarire il povero in spirito e sostenere misure di supporto che potranno garantire il rispetto per la dignità di ogni essere umano. Saremo guidati in questo tentativo dalle convinzioni che fluiscono dalle nostre più profonde conoscenze teologiche:

 

  • Tutte le persone, indipendentemente dalla fede, hanno diritto alla libertà religiosa. Non c’è spazio per la costrizione nella religione, così come non ci sono motivi legittimi per escludere i seguaci di qualsiasi religione dalla partecipazione piena ed equa alla società. Questo principio è prominente nel Giudaismo, nel Cristianesimo e nell’Islam ed è intimamente associato agli Stati Uniti, dove lo Statuto della Virginia per la Libertà Religiosa ha preceduto persino l’adozione della costituzione federale.

 

  • Tutte le persone, uomini e donne, hanno diritto all’uguaglianza e al giusto processo secondo la legge. Tutti hanno diritto alla libertà di movimento all’interno dei loro stati, libertà di parola, libertà di coscienza, libertà dalla persecuzione politica, libertà dalla tortura, diritto di chiedere asilo politico, diritto alla nazionalità e tutti gli altri diritti umani internazionalmente riconosciuti.

 

  • Ogni governo ha l’obbligo di rispettare dignità e relativi diritti di tutti coloro che risiedono nella sua giurisdizione. Ognuno dovrebbe impiegare le sue risorse per affrontare le cause profonde della disuguaglianza e dare l’opportunità a tutte le persone di sfruttare appieno le loro energie e talenti per provvedere alle loro famiglie e contribuire in modo produttivo alla società. Ognuno dovrebbe essere un fedele amministratore dell’ambiente naturale, che affidiamo alle generazioni future. Ogni stato ha il dovere, secondo la Carta delle Nazioni Unite, di astenersi dall’aggressione o tentare di soggiogare gli altri e di cooperare alla risoluzione delle controversie pacificamente, legittimamente e giustamente. Ogni governo ha l’obbligo di attuare e far rispettare le leggi contro la violenza derivanti dal bigottismo e dall’odio.

 

  • Persone di tutti i settori – inclusi il servizio pubblico, la religione, gli affari, il mondo accademico, la società civile e le arti – condividono la responsabilità di incoraggiare la comprensione internazionale e interculturale e di opporsi a qualsiasi tentativo di trasmettere informazioni false o diffamatorie nei confronti dei membri di qualsiasi gruppo etnico, razziale o religioso.

 

Noi crediamo che i leader religiosi abbiano una responsabilità speciale nel garantire che i principi e gli insegnamenti delle nostre fedi non siano distorti a scopi illeciti e che, al contrario, forniscano un esempio vivente dell’amore di Dio all’opera nel mondo. Alla luce di questa responsabilità, respingiamo la polarizzazione che conduce al conflitto e alla guerra. Siamo determinati ad approfondire la nostra solidarietà e garantire così che la religione sia una forza per la riconciliazione e l’armonia.

Noi ci impegniamo a lavorare trasversalmente alle divisioni confessionali a sostegno dei valori che sono centrali in ciascuna delle nostre tradizioni di fede, compresa la pace, la misericordia, il perdono, la compassione, la giustizia e la verità. Insieme possiamo aiutare il mondo a capire che le differenze di dottrina non impediscono azioni cooperative; al contrario, queste differenze ci consentono di affrontare sfide condivise da diversi punti di vista e attraverso una varietà di strategie.

In questo spirito, noi promettiamo di scambiare idee, formare e incoraggiare i nostri membri a impegnarsi in progetti comuni e di difesa, formare partnership con attori nazionali e internazionali competenti, raggiungere i leader di altre fedi e tradizioni etiche e creare un modello di collaborazione che le persone di tutte le religioni possano perseguire a sostegno del bene comune.

Nel ravvivare l’Alleanza delle Virtù, procediamo nella convinzione che, per tutta l’ignoranza, l’inimicizia e la perplessità che affliggono il nostro mondo, l’amore rimane una forza più potente dell’odio nel plasmare il comportamento umano, la speranza è più resiliente della paura e il desiderio di costruire alla fine prevarrà su ogni impulso di distruggere.

Noi andiamo avanti cercando l’aiuto di Dio per liberarci dalle insidie del pregiudizio e della ristrettezza mentale, per darci orecchie con cui potremmo ascoltare attraverso le differenze, mani con cui potremmo andare oltre i confini e menti aperte ai pensieri e ai bisogni degli esseri umani nostri simili.

Possano le benedizioni di Dio illuminare e ispirare tutti noi.

 

 

[1] Traduzione italiana dall’originale inglese a cura della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana.