I leader religiosi tracciano un percorso multireligioso verso la pace in Medio-Oriente

27 aprile 2026

I leader religiosi tracciano un percorso multireligioso verso la pace in Medio-Oriente

Il vicepresidente della COREIS, Imam Yahya Pallavicini, consigliere per l'Europa di Nahdlatul Ulama, la più grande organizzazione musulmana del mondo, con sede in Indonesia, condivide questo comunicato stampa che conclude l’incontro con la World Evangelical Alliance, la più vasta rete internazionale di cristiani evangelici, tenuto in Indonesia per discutere dei conflitti che scuotono il Medio Oriente e del loro impatto globale.

Ci colpisce – afferma l’imam Pallavicini – questo dialogo che unisce estremo Oriente ed estremo Occidente, tra musulmani in Europa e Indonesia, e i cristiani presenti in Terra Santa e in tutto il mondo. La vicinanza naturale tra i religiosi, sostenuta dai leader di queste tra le maggiori organizzazioni religiose internazionali, ci sembra un segno positivo per arginare i continui e quotidiani abusi della dottrina, della storia e dei simboli delle nostre tradizioni monoteiste a cui stiamo assistendo.


Il 16 aprile 2026, in anticipo rispetto al cessate il fuoco temporaneo in Libano, i leader di Nahdlatul Ulama, la più grande organizzazione musulmana del mondo, e della World Evangelical Alliance, la più vasta rete internazionale di cristiani evangelici si sono incontrati per discutere dei conflitti che scuotono il Medio Oriente e del loro impatto globale.

Il presidente di Nahdlatul Ulama, Yahya Cholil Staquf, e il reverendo Botrus Mansour, Segretario generale della World Evangelical Alliance, durante una videoconferenza, hanno concordato di perseguire specifiche linee di cooperazione per affrontare le sfide urgenti che riguardano le loro comunità religiose e il mondo nel suo complesso.

Il reverendo Mansour è un cristiano arabo, cittadino israeliano nato a Nazareth. La World Evangelical Alliance, l’organizzazione da lui presieduta, rappresenta 650 milioni di protestanti evangelici nel mondo. 

Attraverso il gruppo di lavoro congiunto Humanitarian Islam/WEA, istituito nel 2020, Nahdlatul Ulama e la World Evangelical Alliance hanno portato avanti numerose iniziative di successo in regioni diverse come l’Africa subsahariana, l’Europa, il Nord America e l’Asia.

Alla conversazione hanno partecipato anche Holland Taylor, CEO del Center for Shared Civilizational Values e consigliere speciale per gli affari internazionali di Staquf e il reverendo Thomas K. Johnson, inviato speciale della WEA presso il Vaticano e per il dialogo con Humanitarian Islam. Entrambi sono co-presidenti del gruppo di lavoro congiunto Humanitarian Islam/WEA. mentre Johnson è inviato speciale della WEA presso il Vaticano e per il dialogo con Humanitarian Islam.

Durante la conversazione, Staquf e Mansour hanno condiviso la loro profonda preoccupazione per la problematica ingerenza del nazionalismo e della guerra nelle dinamiche religiose oltre che per altre questioni che incidono sul futuro delle comunità religiose e dell’umanità nel suo insieme. 

I due leader hanno concordato che una delle esigenze più urgenti del nostro tempo è la necessità di nuove forme di cooperazione tra le guide religiose e le loro comunità, per favorire comprensione reciproca e pace in un contesto globale in rapido cambiamento. Staquf ha illustrato gli sforzi di Nahdlatul Ulama per costruire armonia tra le diverse comunità religiose e le nazioni del mondo, al fine di garantire sicurezza reciproca e favorire l’adattamento dottrinale ai tempi che cambiano e preservarlo dalla manipolazione indebita e ignorante.

Il segretario generale della WEA ha espresso profonda preoccupazione e dolore per il declino della popolazione cristiana autoctona del Medio Oriente, inclusa l’emigrazione di molti cristiani da Gerusalemme e dalla Galilea.

Il reverendo Mansour ha raccontato la propria storia personale: cresciuto in una famiglia cristiana multiconfessionale, ha maturato la propria fede durante l’adolescenza. Suo padre fu il primo palestinese a lavorare come giornalista per un quotidiano israeliano, a partire dal 1954. Mansour ha parlato con emozione della sua infanzia, trascorsa accanto ad amici e concittadini musulmani ed ebrei.

Il presidente Staquf ha invece illustrato come, da generazioni, Nahdlatul Ulama abbia coltivato deliberatamente relazioni armoniose e costruttive con le comunità protestanti in Indonesia, dove i cristiani e le altre minoranze religiose godono del diritto alla piena cittadinanza e alla libertà religiosa, costituzionalmente garantito.

I cristiani che vivono in Occidente potrebbero sorprendersi nello scoprire che i musulmani nutrono generalmente grande rispetto per Gesù e per sua madre, poiché il Corano presenta Gesù come un profeta nato dalla Vergine Maria.

Staquf e Mansour hanno concluso il loro incontro con un fermo impegno ad approfondire ed espandere le linee di cooperazione esistenti tra Nahdlatul Ulama e la World Evangelical Alliance, attraverso il gruppo di lavoro Humanitarian Islam/WEA e il forum religioso del G20 (R20). Tra le principali iniziative congiunte figurano il prossimo vertice internazionale delle autorità religiose (R20 ISORA), che si terrà a Washington D.C. nell’autunno del 2026, e il progetto The Road Not Yet Taken Initiative: A Multi-Religious Path Towards Middle East Peace. Quest’ultimo mira a mobilitare leader religiosi e comunità per promuovere riconciliazione e pace, invece di odio, violenza e vendetta, nella terra che ha dato origine all’Ebraismo, al Cristianesimo e all’Islam.

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