Il tavolo di lavoro del progetto europeo Bridging Beliefs sull’odio anti-religioso e anti-musulmano. Moschea al-Wahid, 8 ottobre 2026
La mattina dell’8 ottobre la COREIS Italiana ha riunito nella Moschea al-Wahid di Milano 33 persone per un tavolo di lavoro sul tema “Civiltà plurale e gestione dell’odio anti-religioso e anti-musulmano”. Erano presenti la Presidente del Consiglio comunale di Milano Elena Buscemi, Regione Lombardia, l’UNAR, docenti dell’Università Statale e della Fondazione ISMU, la Diocesi di Milano, la Chiesa Valdese, l’Unione Induista, l’Unione Buddhista Europea e le comunità islamiche della città. In apertura sono stati presentati gli spazi della moschea e il percorso di circa quarant’anni della COREIS nel dialogo con le istituzioni e le altre confessioni, per inserire il lavoro della giornata in una storia più lunga.
L’incontro è la tappa milanese di Bridging Beliefs, progetto del programma europeo CERV coordinato da ALDA con nove partner in sette paesi, che promuove buone pratiche di coesione sociale attraverso il dialogo interreligioso, in collaborazione con le istituzioni locali. Il Comune di Milano lo sostiene fin dall’inizio e ne ha ospitato il lancio all’Acquario Civico in aprile.
Per come è nato l’incontro ha già rappresentato il valore aggiunto di un confronto in un luogo aperto al dialogo di amministratori, giuristi, studiosi e guide religiose, e giovani, realtà molto diverse che si occupano tutte di convivenza civile e libertà religiosa, vita comune, ma con strumenti e punti di vista differenti, talvolta complementari e comunque da mettere in comunicazione.
Il messaggio del Sottosegretario di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, letto in apertura, ha ricordato che l’odio comincia dal pregiudizio e dalla generalizzazione, e non va sottovalutato “quando è ancora solo una parola”. I giuristi e i docenti presenti hanno confermato che il diritto, da solo, non basta: le norme contro il discorso d’odio esistono, ma i tempi della giustizia non reggono il ritmo dei social, il confine con la libertà di espressione è sottile e la discriminazione più diffusa, quella dei media e delle abitudini, non sempre finisce nelle statistiche.
Le comunità religiose hanno messo in luce aspetti diversi, ciascuna dalla propria esperienza. Dalle comunità islamiche è arrivata la richiesta di messaggi più chiari dalle istituzioni nazionali e la denuncia dei falsi problemi agitati a fini elettorali, come le presunte difficoltà a rappresentare un islam plurale e dialogante. L’imam sostituto della al-Wahid, Ajmeer, ha ricordato che a soffiare sull’odio online sono spesso adulti istruiti, e che in altri contesti questioni che qui diventano casi giuridici si risolvono con il rispetto reciproco: gli ostacoli della vita quotidiana si superano, a patto di non trasformarli in barriere. L’Unione Induista ha portato l’esperienza di una comunità di 200.000 fedeli che ha subito pochi episodi di vandalismo e ha scelto la non violenza come risposta, mentre la Diocesi ha ricordato che il dialogo con i giovani di altre fedi va insegnato anche nelle comunità locali e ai sacerdoti.
L’educazione e il lavoro culturale emergono come filo conduttore di una soluzione che deve integrarsi agli sforzi sul fronte legislativo e istituzionale. La scuola è tornata in quasi tutti gli interventi, dai progetti che il Comune porta da oltre dieci anni nelle elementari e nelle medie, con i rappresentanti delle cinque grandi tradizioni religiose che entrano in classe, al curriculum sulle religioni a cui lavora un gruppo di docenti, fino al documento della Diocesi per gli oratori. Le nuove generazioni si sono mostrate partecipi e propositive, già attive come professionisti, mediatori e testimoni delle loro comunità. Da qui le tre proposte uscite dal tavolo: formare gli insegnanti con un bagaglio multireligioso, gestire la libertà religiosa a scuola e avviare uno studio accademico aggiornato sul discorso d’odio, con indicazioni operative per istituzioni, comunità e forze dell’ordine.
Bridging Beliefs è cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma CERV (progetto 101249742). I punti di vista espressi sono degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea.
