Sermoni

Assisi

Noi lo abbiamo esaudito, gli abbiamo donato Yahya, abbiamo reso fertile sua moglie perché facevano a gara nel bene e Ci invocano con amore, pieni di trepidazione e umiltà.

Surat al-anbiya, i profeti, XXI, 90


O credenti, benvenuti a questa preghiera della riunione del venerdì nella quale le Parole di Allah ci fanno ricordare come Allah esaudisce le preghiere, compie miracoli, riconosce il valore e il merito delle opere dei genitori pii e rigenera l’umanità.

Allah restituisce la fertilità alla moglie di Zakariyya () ed esaudisce le sue preghiere. C’è una relazione straordinaria tra Allah, i Suoi Profeti e la creazione. Sembra che Allah agisca in virtù delle azioni e delle condizioni degli esseri: se lui Mi prega, Io esaudisco, se lei è sterile, Io rendo fertile, dando le risposte giuste alle giuste domande. In effetti Allah agisce in questo modo verso le persone di vera fede, alle persone che osservano la vera religione, Dio risponde ed è presente. Per entrare in questo livello di comunicazione, i credenti devono realizzare un livello di fede profonda, una fede che muove le montagne, fa vivere con trepidazione e umiltà, una fede che ispira le invocazioni di Allah con amore, una fede alla base di un comportamento nella rettitudine che viene costantemente superato. Solo allora la fede diventa la domanda efficace per un cambiamento che rende fertile ciò che era sterile, rende eterno ciò che era transitorio.

A sostenere il processo della fede contribuiscono i segni di Allah e i mezzi della tradizione che si rinnovano istante dopo istante: genitori, padri e madri, figli, veli e rivelazioni, angeli e profeti, santi e sante, emissari e testimoni di una possibilità reale di cambiamento, vita e travaglio, visione e miracoli di Allah.

Siamo in una terra di santi, dove la santità era ancora sinonimo di cambiamento interiore ed esteriore, interpretazione spirituale e servizio divino, visione assiale e conoscenza integrale, irruzione sacrale e pregnanza rituale, chiarimento cosmologico e operatività profetica, trasparenza e purezza, richiamo all’Ordine e timore di Dio. E noi dobbiamo avere fede in questa realizzazione con tutti i mezzi che Allah ci dona.

In questa città, pochi secoli fa un uomo di nobile origine si è spogliato di ciò che era e di ciò che aveva per consacrarsi e concentrarsi a Dio e ha poi dedicato la pienezza delle attività e delle facoltà, la pienezza del tempo e dello spazio per realizzare questa Via, trasmettere l’insegnamento e viaggiare per incontrare Allah fino in un’altra terra santa in tempi dove questa terra non sembrava ancora in grado di riconoscere la sua vocazione e tantomeno il santo valore della sua azione. C’è stato bisogno di cercare altrove il terreno della santità prima di morire e rendere santa questa terra. Perché è la Santità di Allah a provocare nei santi la santità nelle opere e nei luoghi che vengono rigenerati dalla presenza spirituale che essi sanno testimoniare.

E così accade che una comunità di uomini e di donne sia oggi per una preghiera del venerdì in questa città, ospiti del Centro Internazionale per il Dialogo Interreligioso dei Francescani, a meditare sulle possibilità di una realizzazione di questa chiamata e di questo incontro straordinario con Allah. Perché di una chiamata e di un incontro straordinario si tratta e anche se le forme di questo mondo dovessero velare, moderare, modulare le apparenze di questa tensione metafisica e iniziatica resta la verità che questa chiamata e questo incontro, questa fede e questo riscontro in Allah, sono straordinari e se è straordinario non lo è per un momento transitorio ma lo è nel costante e progressivo superamento del livello precedente.

Certo i giuristi potranno speculare sul hal di Francesco () che si è spogliato nella pubblica piazza e ben hanno fatto a coprire le sue vergogna restituendo un pudore e una intimità che ogni uomo e donna deve riservare ad Allah. Allo stesso modo ben hanno fatto gli stessi giuristi a condannare a morte Mansur al-Hallaj () per aver gridato ana al-Haqq, Io sono la Verità. Non si fa, non si dice! Eppure a noi oggi riuniti ad Assisi e non a Bagdad non ci venga il dubbio sulla Verità che, per un momento, Allah ha concesso a Se stesso la visione e l’ascolto di Se stesso spogliando un uomo dei suoi abiti e spogliando un altro uomo della sua ragione.

Ma che uomo è un uomo senza abiti e senza ragione? Non ci fa paura? Se io fossi così, senza abiti ne ragione, come farei a riconoscermi? E se tu fossi così come farei a riconoscerti? Se ognuno perdesse l’abito e la ragione cosa sarebbe? Ma l’uomo è di più del proprio abito e della propria ragione, può persino cambiare di abito e coltivare l’intelletto e conoscere Allah. Non è tramite l’abito o la ragione che conosciamo Allah ma tramite Suo Lo riconosciamo.

Cari fratelli e sorelle,

Fate attenzione! Tra le regole del nostro ordine e della nostra religione c’è il richiamo del Profeta Muhammad () che non ama le stravaganze. Lo shaykh fondatore, sayyid Ahmad ibn Idris () e lo shaykh Abd al-Wahid (), hanno integrato la necessità della coscienza, del controllo e della misura nella disciplina spirituale della nostra Via. Ciò ci porta a realizzare uno sforzo nello sforzo: allo sforzo di tendere verso l’Assoluto deve corrispondere la coscienza, il controllo e la misura di ciò che è relativo. Dunque ogni sforzo è in realtà relativo se è compiuto veramente per l’Assoluto finché non si accede ad un processo di estinzione e permanenza nel divino che non ha possibilità di errore con le suggestioni del mentale, del sentimentale o dell’ideale, stati immaginativi o fenomenici o attrazioni di potere. Per Mansur al-Hallaj () la testimonianza del Reale è la conclusione della Via, per San Francesco () la spogliazione esteriore è l’inizio della Via che parte dalla conversione sincera. A noi spetta il delicato compito di combinare la testimonianza con la conversione, l’inizio con la fine, la spogliazione esteriore con il martirio intellettuale, i particolari con l’Universale, le relatività con l’Assoluto, la Sunna Muhammadiyyah, l’illuminazione dell’operatività profetica con ‘ilm al-Tawhid, la scienza dell’Unità e il processo dell’Unificazione. Tutto questo si accompagna alla coscienza, al controllo e alla misura che Allah è anche oltre misura, al di là di ogni controllo, ben superiore alla coscienza eppure è persino nella Misura, nel Controllo e nella Coscienza, la Sua Misura, il Suo Controllo, la Sua Coscienza. E per passare da queste stazioni cosa ci vuole? Niente abiti e niente ragione personali! Ci vuole una fede profonda.

Ma un giovane compagno mi dice: “se dobbiamo realizzare la guerra santa bene ma la fede proprio non riesco, non riesco a combattere per la santità con la fede, posso combattere per la santità senza fede?”. “Ti ricordi, gli ho risposto, ciò che ci insegnava lo shaykh Abd al-Wahid () al suo anziano discepolo che si lamentava che pregava, pregava, pregava ma non riusciva a concentrarsi. Gli diceva: “Prega Allah che ti dia la concentrazione, prega per la concentrazione, per cosa d’altro vuoi pregare?”. A questo suo insegnamento oggi possiamo forse aggiungere qualcosa. Di quale mancanza di fede mi parli tu? Di quale mancanza di concentrazione parlava il tuo predecessore?

Non sarà che pretendete avere una fede, una concentrazione, una religione secondo il vostro abito e la vostra ragione? Ma una fede, una religione, una concentrazione secondo il tuo abito e la tua ragione, non c’è! Quanto vuoi pregare e combattere inutilmente per nulla! La fede, la religione, la concentrazione, la santità superano metafisicamente il tuo abito e la tua ragione! Prega Allah per questo superamento e prega il Profeta () che ti mostri istante dopo istante il tuo abito nuovo e la tua vera ragione. Scoprirai la fede e conoscerai la Verità”.

Cari fratelli e sorelle,

finiamo l’anno con il saluto alla tomba di San Francesco (). Rendiamoci conto di cose di cui non possiamo renderci conto ma non perdiamo il controllo per questa mancanza di ragione e gareggiamo nelle opere di superamento senza scadere nell’intuizionismo o nelle sottigliezze degli istinti. Anzi rivestiamoci dei nostri abiti tradizionali come momento di spogliazione e testimonianza di un martirio intellettuale e sosteniamoci fraternamente nella coerenza alla tensione metafisica. Occorre forse passare da non capisco per conoscere la adri, non conosco! Ma non si confonda l’infra-razionale con il sovra-razionale!

Si pensi a San Francesco () e Santa Chiara () a farsi compagnia in questa città tra l’ottusità della gente e nella freddezza delle Istituzioni. Questa meditazione ci aiuterà nei prossimi giorni a visitare la residenza di Santa Caterina () dove l’illustrazione di miracoli esteriori ed interiori sono dimostrazioni di trasformazioni e metamorfosi che sono “facili” per Allah. Infine, questo momento di raccoglimento ci aiuterà quando nella città della Vergine, a Siena, visiteremo la Cattedrale di Maryam () e la cappella di Yahya () che custodisce la reliquia del suo braccio destro.

Già, si tratta dello stesso braccio che mia madre ha perso di ritorno da un combattimento da Assisi in un incidente rimasto misterioso, in parte tragico e per molti versi miracoloso. Il miracolo già nel 1986 ad Assisi è l’ispirazione originaria di una nuova veste ecumenica dell’approfondimento intellettuale e della ricerca spirituale che potesse proteggere la vocazione iniziatica con la testimonianza interreligiosa e, allo stesso tempo, richiamare escatologicamente la vera Cristicità persino alla forma tradizionale del Cristianesimo. Da allora, battaglie contro il tradizionalismo occulto e la pazienza con il potere temporale, caratterizzano la nostra sottomissione al Dio Unico. A rivedere San Francesco (), Santa Chiara (), Santa Caterina (), il Profeta Yahya (), s. ‘Isa (), il sigillo della Profezia Muhammad (), lo shaykh Ahmad ibn Idris () e lo shaykh Abd al-Wahid () e i loro compagni dobbiamo essere grati ad Allah di far parte di una simile e nobile comunità.


Imam Yahya Pallavicini

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