Sermoni

Il dialogo

Non disputate con la gente della Scrittura se non nel modo migliore, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo”

Sura Al-‘Ankab™t (Il Ragno) XXIX, 46


I commentatori non menzionano eventi o situazioni particolari per quanto riguarda le circostanze della rivelazione di questo segno di Allah.

Alcuni affermano che il versetto fu rivelato a Makka per pretendere che fosse valido nei tempi di pace con le genti del Libro e anche con i pagani, e che poi è stato «abrogato», in particolare la parte che richiama alla «non disputa con le genti del Libro se non nel modo migliore», dal cosiddetto «versetto della spada o del combattimento»:

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati». (sura IX, 29).

Altri commentatori meglio inspirati, come ad esempio Tab…ri, affermano che questa teoria della abrogazione, in questo caso, non si basa né su una fonte tradizionale né su una logica sana. I maestri insistono piuttosto sull’attualità e permanenza del versetto, che appunto non è legato a circostanze o contesti specifici (contrariamente ai pochi versetti che riguardano il combattimento militare), e che fa dunque parte dei versetti detti «mu|kam», cioè stabili, principiali, sempre legiferanti, e che non sono soggetti ad una relatività nella loro comprensione e applicazione (Mutashābih).

«Egli è colui che ti ha mandato dall'alto il Libro. In questo vi sono dei versetti chiari (mu|kam), che costituiscono la madre del Libro, e dei versetti oscuri (Mutashābih). Coloro nei cui cuori vi è obliquità, seguono la parte oscura, per metter zizzania e per voglia di dibattere, mentre l'interpretazione la conosce soltanto Iddio. Invece, coloro che hanno i piedi saldi nella scienza, dicono: «Vi crediamo: gli uni e gli altri vengono da Dio. Solo chi ha intelletto sa riflettere». (Cor. III,7)

Si tramanda che 'Alī affermò: "[Quelli radicati nella conoscenza] sono quelli che la conoscenza ha protetto dal tuffarsi [nell'interpretazione del Corano] secondo un capriccio (hawā) o con l’argomentare (ḥujaj ma

rūba) senza la consapevolezza del mistero (al-ghayb). "

Venendo adesso ai significati del versetto e soprattutto della parte iniziale “Wa l… tuj…dil™ ahla l-kit…bi ill… bi-llat† hiya a|sanu”, possiamo evidenziare, anche sul piano della grammatica della lingua sacra, i punti seguenti:

innanzitutto si tratta di una combinazione di negazione-affermazione, l… ill…, come nel ta|lil: l… il…ha ill… All…h: non dibattere se non nel modo migliore.

Cioè non dovete disputare con loro, però se lo fate dovete farlo “nel modo migliore”.

Ma nell’espressione viene sottinteso il soggetto: ci si riferisce alla identità e qualità di una realtà che viene menzionata con la terza persona del femminile singolare: bi-llat† hiya.

Cosa è la cosa che è migliore? Generalmente si intende il nome muj…dala (la disputa) che riprenderebbe il verbo iniziale tuj…dil™ (disputare).

L’interpretazione però, da parte dei maestri, rimane aperta, e secondo una sensibilità più simbolica, la “cosa” che è migliore potrebbe essere, ad esempio:

Hujja (l’argomento)

Haqiqa (la verità profonda)

Tariqa (il metodo)

Sunna (il modello profetico)

Kalima (la parola)

Possiamo simbolicamente far corrispondere ad ognuna di queste parole quello che «è migliore» su ogni piano, sia nel contenuto che nella forma, sia nel senso che nel modo, adattandole nel contesto in cui di volta in volta la provvidenza ci pone.

Per i musulmani, comunque, l’espressione “l… il…ha ill… All…h Muhammad ras™lull…h”, comprende e sintetizza tutti questi piani.

Ma non solo è sottinteso il soggetto di “che cosa è migliore”, manca anche l’oggetto del confronto:

a|san è un superlativo relativo ed esprime l’idea di bontà, di bellezza, di azione giusta: quindi “più buono”, “più bello” e “più giusto” ma di che cosa? Non c’è l’oggetto del confronto, forse perché non c’è possibilità di simmetria così che, come abbiamo visto, la verità, il metodo, il modello profetico, la parola, non devono essere parametrati a nessuna cosa, perché si pongono al di sopra delle contrapposizioni.

A|san rimanda a i|s…n, espressione della via di perfezione spirituale e di virtù contemplativa, per la quale non c’è nulla al confronto.

Potremmo quindi affermare che ci è consentito dialogare con le genti della Scrittura solo se l’intenzione che ci muove è improntata e finalizzata alla perfezione spirituale, l’i|s…n

Alcuni commentatori sintetizzano quanto esposto legando semplicemente questa parte iniziale con la parte seguente del versetto, dicendo che «il modo migliore nella disputa con le genti del Libro consiste nel dire: noi crediamo a quello che ci è stato rivelato e vi è stato rivelato, e il nostro Dio e il vostro Dio è unico e lo stesso, e a Lui siamo sottomessi», che rappresenta in definitiva la migliore espressione dell’i|s…n.

In questo senso possiamo citare anche una tradizione profetica tramandata da al-Bukhari secondo la quale gli Ebrei leggevano la Torah in lingua ebraica e poi la spiegavano in lingua araba per i musulmani. Il Profeta (s) dice allora: «Non credete né discreditate le genti del Libro (non affermate che dicono il vero e non affermate neanche che dicono falso) ma dite: noi crediamo a quello che ci è stato rivelato e vi è stato rivelato, e il nostro Dio e il vostro Dio è unico e lo stesso, e a Lui siamo sottomessi.


Imam Abd al-Ghafur

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